Diario di Viaggio, dal #739 giorno – Tu chiamale, se vuoi, emozioni…
17 02 2012…C’era un tempo in cui riuscivo a piangere un po’. Per felicità, per rabbia, per amarezza, per malinconia, tristezza, solitudine, o chissà perchè. In questo periodo le cose che vivo sono tante e tutte in contrasto tra loro. Troppo complicato trovare le parole, trovare il modo, a volte risulta tutto così estremamente difficile. Perchè? Ci sono momenti in cui le cose che capitano danno quel senso di vita che da tanto tempo cerchi, ed altri in cui ne vedi apparire i limiti umani. Sono stato assente diversi giorni, qualche settimana, ultimamente faccio capolino sulla mia pagina di carta bianca un po’ più raramente. Eppure scrivere come un tempo, scrivere come facevo anni fa, mi farebbe bene oggi. Oggi che “ho cambiato vita”, ho cambiato arte, ho cambiato tante cose che ho perso perfino il conto. Un altro successo, un altro riscontro positivo al mio modo di fare fotografia, un altro recente riconoscimento, ed un altro recente buon piazzamento. Mi piace questo, mi piace che gli altri apprezzino il mio modo di fermare il mondo in una fotografia. Mi piace fissare dei limiti, dei miei personali “record” che poi puntualmente infrango. Mi fa sentire vivo. Forse è l’unica cosa. Mi piace pensare che dalle mie fotografie la gente si riveda, il mondo stesso resti immortale per sempre. Ma ci sono giornate poi, in cui tutto appare più cupo e “sottoesposto”… Sono mesi in cui non so cosa aspettarmi, quando per forza di cose, per assistere persone care, frequenti ospedali, centri di cura oncologici, rivedi passare davanti tutte le tue certezze e queste non sono più tanto certezze ma appaiono vestite da tanti dubbi, domande, alle quali non troverai mai risposta. Nessuno te ne darà. Vorresti spaccare il mondo, vorresti poter avere il potere di volare per vedere cosa davvero si cela aldilà delle nuvole e del cielo. Capire se veramente vale la pena vivere cosi. Vivere. Semplicemente. Se davvero ci si deve aspettare una qualche “ricompensa” divina. Se davvero esiste qualcosa che si può chiamare giustizia. Da qualche anno ho molti dubbi, e questo non mi piace, ma non posso farne a meno. Perdo costantemente quella vicinanza che credevo, un giorno, imprescindibile. Quella vicinanza che da piccolo, o almeno, nei primi anni dell’adolescenza, ero certo di avere dentro me. Ed invece eccomi qui, a porre mille domande ogni giorno, cercando negli sguardi dei malati che incontro, qualche risposta che non avrò mai. Sono come coltellate quegli sguardi, le loro storie, le loro paure, le loro speranze. Il loro modo di dirti che forse non sanno cosa doversi aspettare dal tempo che verrà. Sono colpi che all’inizio schivi, o perlomeno, non ti fanno poi male, perchè per quanto la tua povera anima si immedesimi in loro, alla fine un po’ egoisticamente dici “io sono fortunato, io sono un sopravvissuto”… MA arriva il giorno in cui, purtroppo, tutto questo voler e dover “sopravvivere oltre” fa i conti con te. E ti ritrovi li, seduto, in quella stanza di attesa dove gli unici angeli che conosci e a cui ti sai affidare senza bisogno di troppe preghiere, sono i medici e gli infermieri. Fai i conti con la realtà. Maledici il cielo, maledici ogni cosa, ti chiedi solo una cosa: perchè tanto male? Ma anche qui, non avrai risposte certe. Ognuno dentro di se ha la sua di risposta. Bisogna farsela bastare. Ho perso fiducia in troppe cose in questi #739 giorni. Ho perso fiducia in una vita che credevo amica di tutti, ed invece è amica di nessuno. Comunque, il tempo va avanti, procede, cammina con noi, ci tiene per mano, e di questo sono convinto. Ci fa compagnia a modo suo. Non lo vediamo, ma ci mostra ogni cosa che i nostri sensi vivono. Ed ogni tanto ci dona emozioni e soddisfazioni, seppur non troppo frequenti a volte, riguardo ciò che ci piace fare. Anche stavolta t’ho vista sorridere del mio nuovo successo come appassionato di fotografia, e questo mi piace. Questa è una cosa che mi piace, che amo, e che farò sempre. Non mi importa se piango, se non lo faccio, se non ci riesco, o se lo faccio, o se invece ci riesco. Perchè tu, queste, chiamale se vuoi… emozioni.
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Il Ponte della Musica, finalmente conclusa l’opera pubblica nel cuore di Roma. Da tempo si parlava di questo nuovo gioiello di architettura moderna, troppo spesso criticato sia per la sua forma troppo alternativa rispetto alla ormai “conosciuta” pro forma marmorea mussoliniana tipica della zona del Foro Italico, sia per il susseguirsi negli ultimi tempi di molteplici ritardi di consegna e collaudo; Ne ha risentito la stessa inaugurazione, avvenuta pochi giorni fa alla presenza del sindaco e delle autorità locali. Personalmente mi ero appassionato da tempo a questo progetto. Un nuovo ponte per Roma. Un nuovo punto di snodo, seppur al momento solo pedonale, che potesse congiungere due sponde del Tevere che racchiudono il cuore della cultura della Capitale, visto che proprio nella zona, a non molta distanza sorge l’Auditorium Parco della Musica. Ma un ponte è solo un ponte,
molti hanno asserito. No, se lo si sa guardare con occhi diversi e fantasiosi. Per me che come “secondo lavoro” faccio ormai il fotoreporter pendolare… è stato un ottimo input a recarmi sul posto per studiarne le linee, le forme, la corposità reale, e non quella che si percepisce nei servizi al Tg o dalle fotografie altrui che circolano in rete. Dunque, a volte occorre toccare con mano. Analizzare. E magari giudicare. Probabilmente ancora un po’ incompleto nella parte sottostante delel banchine dove sorgono le basi in cemento armato, appare invece più interessante sulla sua superficie. Le due corsie laterali rivestite e pavimentate in toghe di legno tailandese offrono un certo look da “nave” che si completa con le ringhiere stile “ponte di ammiraglia”. Almeno questa è stata la mia impressione istintiva. Al centro tuttavia esiste una corsia piu grande rivestita d’asfalto. Un manto liscio sul quale, probabilmente, si deciderà di far transitare bus o navette ecosostenibili. Forse un mattonato o una pavimentazione comunque in linea con lo stile romano sarebbe stata più idonea. Un leggero contrasto con la struttura moderna d’acciaio e tensiostruttura. Ma certamente più pratica al cammino e all’immagine. Nel complesso è un’opera pubblica che riprende alla lontana lo stile di costruzione dello stadio Olimpico, nella sua parte alta esterna, il quale si intravede osservando all’orizzonte se si è rivolti in direzione Ponte Duca D’Aosta… Qualsiasi siano i pareri di ognuno ho cercato di realizzare degli scatti diversi, fantasiosi, perlopiù dei BN a contrasto accentuato atti a delinearne forme ed ombre. Forse, ho cercato di rendere datato ciò che invece, in una città eterna, è appena nato… Ai miei lettori l’ardua sentenza…
Anche quest’anno, tra le pagine del mio diario, sono felice di parlare della nuova edizione del concorso fotografico nazionale PassioneItalia… Un luogo virtuale attraverso cui passano migliaia di appassionati artisti/fotografi che attraverso la loro arte imprigionano per sempre nel tempo aspetti curiosi, luoghi, scorci, e quant’altro rappresenti il nostro Paese. Votare è semplice: qualora lo vogliate, potrete accedere alla home page del sito
Tempo di cambiamenti, di insistere su ciò che ci piace fare. Andare avanti nonostante le difficoltà, e crearsi uno spazio di fantasia, arte, saper fare. L’arte del voler fare, in primis. Perché non c’è freno alle soddisfazioni nel creare qualcosa che ci rende liberi di passare il tempo, per se e per gli altri. Arte come creatività, rappresentazione di tutto ciò che vive e che è presente in un certo senso attorno. Arte come immortalità, vita eterna di qualcosa di qualcuno in uno scatto ad esempio. Ed è questo che da tempo ormai, mi dà spunti continui che istintivamente seguo. E’ il suo potere. In questi giorni di continua vita in rincorsa tra problemi e voglia di evasione ho deciso di lavorare sul mio nuovo, ulteriore, spazio web. Un sito internet di semplicità grafica, ma di immediatezza per quanto concerne la comunicazione… che racconti di me; di ciò che provo ogni volta che tra le mie mani stringo forte forte una macchina fotografica. Il mio occhio sensibile attraverso cui documentare tutta la mia vita. Questo vuole anche essere dunque un invito aperto a tutti i miei lettori internauti che da tanti anni ormai seguono le mie “vicissitudini”… qui sul blog… a visitare e condividere questa mia nuova avventura. Una sorta di personale missione nel voler a tutti i costi fermare un tempo, che ormai, corre sempre più… ed ogni giorno purtroppo ci sfugge di mano… Tra una battaglia e l’altra, tuttavia, trovo sempre il tempo di fare un salto qui nel mio diario di vita, per scrivere e raccontare, dire, fare, parlare di me… Pagine un tempo bianche, ora scritte e condivise… Appunti sempre più distratti, mi rendo conto, eppure decisivi e fondamentali. Questo è il mio presente; nulla lo cambierà. Qualsiasi cosa mi riservi il futuro, questo, è il mio presente…
Venti di guerra. Venti di apocalisse. Quanto e cosa è disposto a creare l’uomo per distruggere se stesso? Energie pulite ma ad alto rischio in nome dell’ “ambiente”. E quando la natura non ci mette del suo, eccoci pronti a nuovi scenari di guerra (vedi Libia, Iraq, e quant’altro…) Conflitti. In ogni angolo, perfino dietro casa nostra. Riflessioni e desolazione. Quale il futuro che ci aspetta? E’ tutto qui ciò che cerchiamo? Ciò per cui si vive? Ciò che meritiamo? Informazioni distorte a piacimento arrivano dalla carta stampata. Cosa nota. Avviene da sempre. Faziosità? Interessi? Compiacimenti vari ed eventuali? Mai fidarsi dei giornali. Probabilmente è molto più “sicuro” fidarsi delle nuove tecnologie e di chi in modo sano le usa. Gente comune, blogger, che dal posto direttamente vivono e commentano ciò che accade. Decine di piattaforme da cui persone comuni “documentano” tutta la loro esperienza. Notizia di questi giorni, la catastrofe nucleare post sisma del Giappone. Tutti sembrano fare a gara a chi sa spaventare di più i lettori. Come se non bastassero le tonnellate di immagini e video provenienti da laggiù. Migliaia di km ci separano da quelle terre eppure con un semplice click tutto diventa più vicino. L’opinione pubblica viene costantemente bombardata da cattive notizie. Data la situazione non ci si può certo aspettare di meglio, certo. Ma perché fare a gara a chi la spara più grossa? Non basterebbe semplicemente riportare i fatti per come sono? Che differenza c’è fra chi sul posto attraverso una pagina bianca su uno schermo racconta in un diario quel che gli occhi vedono e vivono e chi lo fa da una pagina di carta? In teoria assolutamente nessuna. Eppure non è così. La verità? Il mondo va a rotoli, giorno dopo giorno, e anche tutto questo dolore, il dolore di una popolazione in primis, e di tutti noi a seguire, sembra essere ottimo materiale per dare spettacolo. Sguazzare nel male diffuso, entrare a forza nelle vite altrui, curiosare, e rilanciare di volta in volta, sembra diventato un ottimo gioco da cui nessuno più sa sottrarsi… ***Danger***, pericolo di contagio… Un contagio che sta rendendo tutti uguali ed insensibili alla realtà…
Lo voglio fare pure io il messaggio di fine anno!. Mi prendo questa libertà… per salutare un ulteriore anno che, ormai agli sgoccioli, sta per lasciarci. Poche ore. E’ quanto ci separa dall’ignoto. Da un futuro che tutti speriamo sia migliore sotto ogni punto di vista. Chi per lavoro, chi per l’amore, chi per questo o quello. Domande, ricerca di risposte; arriveranno? Le otterremo mai?. Non è dato sapere. Forse non importa. Se tutto fosse prevedibile e già scritto probabilmente non avrebbe più senso niente. Ottimismo o pessimismo? Qualsiasi sia il punto di vista e le aspettative di ognuno di noi, Vorrei che almeno una stella in più potesse illuminarsi d’immenso, a misura di ciò che portiamo in fondo al cuore. Vorrei tante cose, per me e per gli altri, molte delle quali resteranno segrete e silenziose per sempre, come giusto che sia, o non potrebbero realizzarsi!. Così almeno si dice. Lascerò dietro me ombre senza rimpianti, e forme di cui invece sento ogni giorno più nostalgia. Ricordi, astratti e tattili. Battiti che non si dimenticano. Respiri rimasti lì, in posti che si portano dentro e che chissà se rivedrò mai. L’ultima nota del 2010. 31 dicembre, ore 17.30 circa. Un foglio di carta scritto velocemente, sporcato con inchiostro correndo sul bianco con una penna a sfera e poi ribattuto. Accartocciato e gettato, infine. Gettato via, verrà dimenticato presto, o tardi. Presto o tardi, come questo 2010. Cercherò di non guardare troppo indietro. Il passato sta lasciando posto al presente. E poi, ad ore, al futuro. Buon 2011…
Hi dear, cominciano tutte così le lettere dal fronte. Altri giorni, settimane, non lo so più quanto tempo è trascorso dal freddo febbraio; siamo tornati in questa maledetta buca. Lungo corridoio per l’inferno. Silenzioso e rumoroso quanto basta. Poco tempo per parlare, bisogna stare attenti con gli occhi puntati laggiù dove i lampi somigliano sempre più ai prossimi fuochi di festa per l’anno che verrà. Qui nessuno può dire o sapere. Nessuno ha risposte per le mie domande. Tutti gli sguardi sono uguali e privi di vita. Quella vita dai segni forti e decisi. Siamo tutti fratelli. Così dice il tenente. Ognuno guardi l’altro e ne abbia attenzione. Copertura continua. Siamo stati ormai di nuovo aviotrasportati quaggiù, settimane orsono. Consapevoli del tempo che trascorreremo. Alcuni di noi mandano polaroid dal fronte, berretti natalizi sul capo e sorrisi sforzati. Stato di calma apparente. Possiamo scrivere poco, qui la luce sembra non essere mai abbastanza nemmeno se con una mano tieni il lumino a petrolio mentre con l’altra reggi la penna e tracci parole che arriveranno lontane. Attendiamo novità dal comando generale. Per ora sembra tutto immobile e fermo. I fumi dei fuochi all’orizzonte stanno cessando. Un giorno di questi dicono che sceglieranno il piano da adottare. Sapremo come muoverci. Per ora aspettiamo. Probabilmente è questa stessa attesa che logora più di ogni consapevolezza per il prossimo futuro ormai alle porte. Alle porte di cosa? Dei sogni forse? Alle porte di una dimensione ancora ignota. Dei desideri che si ripongono sotto l’albero per questa fine d’anno. Hey, qui non ci facciamo mancare nulla. Coi compagni di battaglia, con quelli della XV° Brigata-Avio abbiamo deciso di fare l’albero… Là sotto, proprio vicino all’entrata del tunnel scavato di riparo. Beh non è proprio un albero. E’ un tronco con dei rami, ormai secchi… Qui quest’anno ha fatto un po’ più freddo, e ha spruzzato un po’ di neve, si, per poche ore, niente di che, ma… è un segnale, come a Febbraio. Ad ogni modo, beh, abbiamo deciso di appendere qua e là sui rami secchi e rigidi delle palle di carta. Fogli; fogli in cui ogniuno ha scritto un proprio sogno o desiderio. Poi ogniuno ha accartocciato tutto, per bene, e legato li sopra con pezzetti di spago. Ehy, è il nostro albero in un certo senso no? Vale lo stesso. I rumori dei camion e dei fuoristrada militari che passano e rientrano al campo base distraggono i miei pensieri e la voglia di scrivere. Immaginare. Evadere dalla realtà almeno per un po’. Aspettiamo. Restiamo qui. Per ora. Quanto non so. Per ora. Aspettiamo, non molliamo, ormai penso siamo pronti ad ogni futura evenienza. Come a Febbraio. Resistiamo… Buon Natale… a tutti quelli in un certo senso distaccati da questo periodo e persi nei propri pensieri. A tutti quelli che in un certo qual modo sono con la testa altrove. A tutti quelli che nella vita vivono una missione pressoché invisibile… agli occhi altrui… Ci muoviamo. Incolonnati, muoviamo verso Nord… nuova postazione, nuovo campo… Dalle coordinate sembra una zona tranquilla. Almeno per qualche tempo siamo coperti…
…Svegliarsi col telefonino sul comodino che tra un dlin dlon e l’altro mi ricorda che questo è un giorno diverso. Notifiche, messaggi, parole d’auguri di amici, tanti, vicini e non, di vecchia data e recenti. Amici, bloggers, appassionati fotografi, “facebookkiani”… e chissà quanti altri! Messaggi, d’affetto ed amicizia… che rendono queste prime ore dei miei “primi 31” diverse dal solito. Così come un tempo mi metto qui, scrivo, e curioso leggo ogni parola, associata ad una fotina e penso a quante cose sono diverse in questo finale d’anno. Succede quando il comple cade più o meno a Natale! Già, un altro anno che volge al termine, altri mesi che se ne vanno via per sempre e che a modo loro hanno dato o tolto qualcosa… Situazioni, vissute ed affrontate, più o meno serene, facili o difficili. Un 2010 che ha portato anche cose brutte per me, ma che in qualche modo sono state rese meno difficili grazie alla vicinanza di molti di voi… Tra una risata e una cavolata la mia arte del cazzeggiare non cambierà, e ciò mi rende davvero felice. Uno in più, così come recita la canzone, è solo un numero alla fine perché le persone non cambiano in base ad un altro foglio stracciato dal calendario appeso alla parete… Si cresce, si matura, ci si arricchisce di quel qualcosa che gli altri che ti sono intorno sanno donarti… Con la loro esperienza, il loro affetto dunque, e la loro capacità di esserti vicini con un sorriso in un qualsiasi momento. Tutto questo sommato alla commozione di mia mamma stamani nel farmi gli auguri, non hanno davvero prezzo… Intanto che scrivo il mio BB qui continua a suonare di notifiche Facebook… e ad ogni lettura corrisponde un mio sorriso… Grazie a tutti… ma proprio a tutti che state rendendo questa giornata colorata nonostante il grigio cielo su Roma… Wow, sono riuscito a scrivere queste righe prima di commuovermi! Il mio breve discorso per i 31… Vi voglio bene amici!
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