Diario di Viaggio, dal #739 giorno – Tu chiamale, se vuoi, emozioni…

17 02 2012

…C’era un tempo in cui riuscivo a piangere un po’. Per felicità, per rabbia, per amarezza, per malinconia, tristezza, solitudine, o chissà perchè. In questo periodo le cose che vivo sono tante e tutte in contrasto tra loro. Troppo complicato trovare le parole, trovare il modo, a volte risulta tutto così estremamente difficile. Perchè? Ci sono momenti in cui le cose che capitano danno quel senso di vita che da tanto tempo cerchi, ed altri in cui ne vedi apparire i limiti umani. Sono stato assente diversi giorni, qualche settimana, ultimamente faccio capolino sulla mia pagina di carta bianca un po’ più raramente. Eppure scrivere come un tempo, scrivere come facevo anni fa, mi farebbe bene oggi. Oggi che “ho cambiato vita”, ho cambiato arte, ho cambiato tante cose che ho perso perfino il conto. Un altro successo, un altro riscontro positivo al mio modo di fare fotografia, un altro recente riconoscimento, ed un altro recente buon piazzamento. Mi piace questo, mi piace che gli altri apprezzino il mio modo di fermare il mondo in una fotografia. Mi piace fissare dei limiti, dei miei personali “record” che poi puntualmente infrango. Mi fa sentire vivo. Forse è l’unica cosa. Mi piace pensare che dalle mie fotografie la gente si riveda, il mondo stesso resti immortale per sempre. Ma ci sono giornate poi, in cui tutto appare più cupo e “sottoesposto”… Sono mesi in cui non so cosa aspettarmi, quando per forza di cose, per assistere persone care, frequenti ospedali, centri di cura oncologici, rivedi passare davanti tutte le tue certezze e queste non sono più tanto certezze ma appaiono vestite da tanti dubbi, domande, alle quali non troverai mai risposta. Nessuno te ne darà. Vorresti spaccare  il mondo, vorresti poter avere il potere di volare per vedere cosa davvero si cela aldilà delle nuvole e del cielo. Capire se veramente vale la pena vivere cosi. Vivere. Semplicemente. Se davvero ci si deve aspettare una qualche “ricompensa” divina. Se davvero esiste qualcosa che si può chiamare giustizia. Da qualche anno ho molti dubbi, e questo non mi piace, ma non posso farne a meno. Perdo costantemente quella vicinanza che credevo, un giorno, imprescindibile. Quella vicinanza che da piccolo, o almeno, nei primi anni dell’adolescenza, ero certo di avere dentro me. Ed invece eccomi qui, a porre mille domande ogni giorno, cercando negli sguardi dei malati che incontro, qualche risposta che non avrò mai. Sono come coltellate quegli sguardi, le loro storie, le loro paure, le loro speranze. Il loro modo di dirti che forse non sanno cosa doversi aspettare dal tempo che verrà. Sono colpi che all’inizio schivi, o perlomeno, non ti fanno poi male, perchè per quanto la tua povera anima si immedesimi in loro, alla fine un po’ egoisticamente dici “io sono fortunato, io sono un sopravvissuto”… MA arriva il giorno in cui, purtroppo, tutto questo voler e dover “sopravvivere oltre” fa i conti con te. E ti ritrovi li, seduto, in quella stanza di attesa dove gli unici angeli che conosci e a cui ti sai affidare senza bisogno di troppe preghiere, sono i medici e gli infermieri. Fai i conti con la realtà. Maledici il cielo, maledici ogni cosa, ti chiedi solo una cosa: perchè tanto male? Ma anche qui, non avrai risposte certe. Ognuno dentro di se ha la sua di risposta. Bisogna farsela bastare. Ho perso fiducia in troppe cose in questi #739 giorni. Ho perso fiducia in una vita che credevo amica di tutti, ed invece è amica di nessuno. Comunque, il tempo va avanti, procede, cammina con noi, ci tiene per mano, e di questo sono convinto. Ci fa compagnia a modo suo. Non lo vediamo, ma ci mostra ogni cosa che i nostri sensi vivono. Ed ogni tanto ci dona emozioni e soddisfazioni, seppur non troppo frequenti a volte, riguardo ciò che ci piace fare. Anche stavolta t’ho vista sorridere del mio nuovo successo come appassionato di fotografia, e questo mi piace. Questa è una cosa che mi piace, che amo, e che farò sempre. Non mi importa se piango, se non lo faccio, se non ci riesco, o se lo faccio, o se invece ci riesco. Perchè tu, queste, chiamale se vuoi… emozioni.




Diario di Viaggio, dal #709 giorno – Sono un sopravvissuto.

18 01 2012

…Sono un sopravvissuto. Da chi, da cosa, difficile capirlo. Dal male che c’è intorno, nel mondo, in ogni cosa che si vive e si respira. Storie, fatte di parole, pensieri fatti di idee, sorrisi… veri o forzati dall’anima in cerca di un punto di equilibrio, semplicemente, in cerca di pace. Di giustizia. Di tranquillità, serenità, libertà di vivere la propria vita. Nei racconti di chi combatte, un piccolo grande esercito di gente di ogni età, ma non ci sono gradi, e nessuno comanda. Nessuno impartisce ordini, è solo un esercito fatto di sofferenza e speranza. Persone umane, che combattono senza mollare mai. Una guerra non voluta, forse nemmeno loro. Eppure ci sono dentro, ci sono dentro, dannatamente. Maledettamente, li vedi lì, eccoli, non servono schieramenti, non stanno nemmeno in riga. Il plotone si presenta così, ordine sparso, signore!. Eppure, organizzati, ogniuno sa cosa deve fare per combattere, cosa fare per continuare a vivere. Incroci di parole, racconti, vite che in altre circostanze mai si sarebbero trovate. Persorsi strani, eppur tali da stupire. Trovarsi, per unirsi nella lotta comune verso il nemico unico. Piccole battaglie vinte, per alcuni, ma una guerra ancora da affrontare. Come stare al fronte, tra continue esplosioni, trovando il tempo per appuntare su carta i propri pensieri da spedire in qualche parte del mondo. E non sai chi è che li leggerà. Ma non ha alcuna importanza. Sono volti quelli che incroci guardandoti attorno che hanno vissuto per anni lavorando, sfidando ogni tempo e dimensione. Sacrifici. Silenzio. La penna smette di segnare il foglio. Si ferma anche il respiro. Sono un sopravvissuto. Siamo tutti dei sopravvissuti. Per ora…




Diario di Viaggio, dal #693 giorno – Primo post dell’anno, cambiamenti…?

2 01 2012

…Trascorrono le feste, ormai giunte al termine; silenzi tanti, forse troppi seppur di ricercata serenità interiore che ancora, anche questo fine d’anno tarda ad arrivare. A volte penso che in fondo come quando si era spensierati da ragazzini non si tornerà più. Il segreto di quegli anni era non avere problemi, non pensare, non riflettere, pensare solo a come trascorrere i giorni. Poi si cresce e tutto ovviamente cambia. No, non credo si tornerà mai come quei periodi. Qualcuno direbbe “così è la vita”. E in fondo forse queste sono davvero le regole. Da appena un giorno è trascorso il capodanno. Ho guardato allontanarsi in cielo quelle lanterne rosse che vicine le une alle altre volavano via, affidando ad esse anche un po’ di miei desideri e sogni. Lanciate chissà da chi, e con quali aspettative, le ho fatte un po’ anche mie; lo sguardo incuriosito perso nel nero del cielo stellato infranto soltanto da fuochi artificiali così potenti da fare luce a giorno ad ogni loro scoppio. Gigantesche scintille ed esplosioni colorate, durate un po’ dopo la mezzanotte che segna il passaggio al nuovo anno. Addio 2011, anche se molto, o tutto, me lo porto ancora dietro. Addio, a te come altri, rimarrete tra le cose vissute, nel bene o nel male. Ci si augura ogni nuovo anno che porti cose migliori. Le speranze vengono così riposte in queste aspettative; quel che è certo, è che ogni nuovo giro di calendario, prende per mano tutti i nostri perchè, tutto ciò che di intimo affidiamo al cielo e che solitamente è dentro al cuore. Chiuso, sotto chiave, che sia solo nostro. Intimamente. Un nuovo anno, un crescere continuo, affrontando tutto. Ad ogni costo. E quegli anni, che con tanta nostalgia riguardiamo nelle pellicole dei ricordi, che non torneranno mai più…




Diario di Viaggio, dal #681 giorno – Pensiero di Natale.

21 12 2011

…Un altro compleanno appena passato. Un numero, una data di calendario, un periodo, un tempo, tutto è relativo. Passa, e passa veloce aldilà di quel che accade o di ciò che viviamo. Un altro Natale, un altro “fine anno”… e anche il 2011 finirà in archivio. Progetti zero, idee zero, almeno al momento. Prendo quel che viene, senza troppe aspettative. Le troppe aspettative sono sempre state una bella fregatura. Ti illudi per qualcosa che poi puntualmente per un motivo o l’altro non arriva, o perlomeno, tarda a farsi vivo. Il presente è qualcosa di tangibile, lo vivi, lo vedi, lo disprezzi, a seconda dei casi almeno. Quindi il mio pensiero di Natale si ferma qui. Per ora. Mi piace l’atmosfera, le città che cambiano colore, la gente sembra davvero presa dall’avvicinarsi di questa ricorrenza. Sarà perchè aiuta a non pensare, forse è così. Ci si illude che con le luci e lucette intorno tutto il grigio possa prendere colore sul serio. Magari è pure così. Ti dimentichi dei casini, dei dispiaceri, del tempo che passa, di un altro fine anno che se ne sta per andare. Della vita che avanza, dell’età, perfino della finanziaria! Fico. Così prendi un pezzo di carta, scrivi, butti parole veloci e istintive, liberi quello che ti passa per la testa, in 5 minuti netti. E’ stata la mia unica regola da sempre. 5 minuti. Pensi e scrivi, non esiste altro. 5 minuti, e ti levi il pensiero, anzi i pensieri. Scarichi un po’. Pure oggi ne hai viste tante eh? troppe, forse. Perfino per il Natale che incombe. Via quelle parole, quei volti, quelle vite. Almeno per un po’. Via tutto questo. Devi restare a galla, quando la corrente tenta di prendersi pure te. Sì, via tutto questo… almeno per un po’. Il resto, i buoni propositi, le belle speranze, sono solo sciocca e banale utopia. Il mio pensiero di Natale.




Diario di Viaggio, dal #675 giorno – Non sono così forte…

15 12 2011

Caro diario, oggi un inizio classico per le mie memorie. Ieri ho scoperto di non essere così forte, ma al contrario, direi alquanto ancora vulnerabile sul piano emotivo. Credevo che questi ultimi due anni avessero in qualche maniera forgiato quella corazza, quell’armatura così tanto necessaria e blindata che da tempo cerco di cucirmi addosso per far scivolare tutto il resto via; E per poter affrontare ancora tutto questo in modo se possibile distaccato e a freddo. Ma forse non è ancora così. Non quando devi fare i conti con la vita, con la sofferenza altrui, con alcuni posti così pieni di dolore e tristezza. Solitudine. La stessa solitudine che ti rende inerme ed inefficace. Per te e gli altri. Sono trascorsi oltre 600 giorni, al fronte. In trincea. Armi in pugno, con l’elmetto sempre in testa tra lampi ed esplosioni. Rumore di bombardieri, e quel maledetto nemico invisibile sempre pronto ad insidiare da dentro. Niente è più come prima. Nessuno lo è più. Certe cose ti cambiano tutto, ed arrivano all’improvviso. Fai esperienza, cerchi di usare tutto questo proprio come munizioni per difenderti. Ma poi un giorno, ti accorgi che nulla è cambiato in fondo. Basta uno sguardo, degli occhi incrociati, di persone che attendono li, di fronte quella porta, in sala di attesa. Sguardi che cercano chissà che cosa sul soffitto bianco. Li incroci quegli sguardi, e ti senti impotente, inerme, ti senti come catturato armi contro. Devi creare un diversivo, cerchi di fuggire e coprirti la fuga. Non puoi cedere così. Esci allo scoperto per un attimo, corri di sotto, cerchi aria, ti sembrava impossibile perfino respirare li dentro. In quel reparto. Corri fuori, apri i polmoni come se fino a poco prima fossi rimasto in apnea prolungata. Respiri a fatica, affannosamente; poi pian piano riprendi il ritmo naturale. Sei salvo. Per quanto? Giusto il tempo di far tornare il cuore a ritmi e tempi normali. Ma senti rigarti il viso. Sono lacrime che scendono. E non puoi controllarle. Dura poco. Ma sembrano attimi infiniti, quelli. Sono i peggiori. Peggiori di un pianto lungo e costante. Sarebbe certamente meglio così. Sarebbe certamente più liberatorio. Ma non ci riesci, o non puoi semplicemente permettertelo. Tu sei la squadra, tu sei l’ “arma”, tu sei l’unica via d’uscita da quel maledetto fronte, da quella trincea, da questa stupida e stramaledetta guerra. Non puoi cedere, devi comportarti come una macchina, soldato. E’ la tua missione, è il tuo dovere, il tuo strafottuto dovere. Nessun altro pensiero, nessun’altra possibilità. Non esistono ordini diversi da questo. Sei la speranza, sei la forza, sei la fonte unica di sorrisi e distrazione. Sei la via d’uscita. Non puoi permetterti di cedere. Non puoi, non devi. E vai avanti, col passo rumoroso degli anfibi nella tua guerra personale. E’ la tua fottuta missione che qualcuno, lassù, se esiste un fottuto “lassù”… ti ha assegnato, soldato.




Diario di Viaggio, dal #662 giorno – Il tempo passa.

2 12 2011

Il tempo passa, tutto passa. E tutto porta con se. Cambiano le stagioni. Eccoci di nuovo nel buio dei pomeriggi. A volte assolati, altre volte meno. Cambia il vento, e con esso ciò che si vive. Ti volti indietro e ti accorgi che ne è passato tanto di tempo ma la guerra non è finita. Si sono solo spostate le truppe. Qualche battaglia vinta, qualche zona conquistata. L’avversario è tutt’altro che arreso. Ha cambiato il piano, però. Ha fatto le sue mosse come una partita di scacchi in cui ogniuno dei due giocatori studia l’avversario. con un ghigno analizza i suoi occhi. Li osserva, li legge, ne va in profondità. Cerca una scappatoia. Forse c’è.  Forse no. Non è questo il punto. Ma il tempo. Quanto altro tempo occorrerà per vincere, o per soccombere? Quanti altri colpi di fucile in trincea, quante granate, quante esplosioni all’orizzonte che accendono di bagliori il cielo notturno interiore? Quanto tempo per convincersi che le cose cambiano? che tutto muta? Qualsiasi cosa. Che forse dovremmo restare a combattere. O che forse tanto varrebbe arrendersi e lasciarsi catturare. Prendere, dall’incredulità che ci deve essere altro oltte tutto questo. Altro, perchè tutto ciò non mi basta più. Non è che non lo voglio. Semplicemente, non mi basta. Sabbia che raccogli e scivola tra le dita, come un qualcosa che a tutto si sottrae e fugge. E fuggenti i pensieri vanno via con essa. Non c’è scampo. Continui a combatterla questa vita, sopravvivi ogni giorno alle mille difficoltà. Maledici perfino il cielo ripetutamente. Maledici ogni cosa, stringi i denti e punti al nemico. Spari, vedi saltare il bossolo colpo dopo colpo. E quel tintinnio di metallo che ti accompagna è l’unico rumore che riesci a distinguere ormai da tempo. Il resto ha perso colore. Il resto non conta. Nemmeno se si avvicina il Natale. Perchè non te ne accorgerai. Sarà un bel giorno si, ma come tanti altri gia visti. Penso questo, mentre me ne continuo a stare accucciato in trincea… Col tempo che passa.




…Ciao

24 10 2011

Un ciao e non un addio. Un gesto con la mano, come quello mostrato in queste ore da tutti i tg, in cui tu, nel tuo ultimo video girato in albergo salutavi i tuoi fans parlando della gara che avresti fatto. Poche parole, per dirti che eri entrato da molto tempo nei cuori della gente comune; non solo quindi di chi ti seguiva o di chi è da sempre appassionato di MotoGp. Io non ho quasi mai visto una gara intera in tv, pur essendo uno sport che mi piace ma non ne sono così appassionato da restare troppo tempo incollato a una tv per seguire giro dopo giro le lotte su gomma spalla a spalla su una pista da qualche parte del mondo. Tu andavi oltre, su quella moto ma anche senza. Autoironico, col tuo spiccato accento romagnolo sempre pronto a dare il massimo ma anche a metterti in gioco prendendoti un po’ in giro. Eri e resti quello che bucava lo schermo di casa con la chioma, che mi son sempre chiesto come faceva ad entrarti nel casco. Curioso come la vita a volte sia maledettamente bastarda. Curioso come a volte, le circostanze peggiori trovino uno strano ed astratto punto di equilibrio per fondersi in tragedia. Si fanno ipotesi adesso, su cosa e come, quando e perché… cosa fosse successo se… Domande che non troveranno mai una risposta e che comunque non riporterebbero te indietro tra tutti noi. Curioso come te ne sei andato proprio su quella pista che tempo addietro ti aveva dato quel tanto atteso successo. Avevi inseguito un sogno, e chissà quanti altri ne seguivi. Come chiunque della tua età. Come tutti noi. Ognuno di noi insegue qualcosa nella vita, non necessariamente fama e prestigio. Solo sogni. Tu sulla moto, io con la fotografia, o con altro, chiunque con qualcosa racchiusa nella sua testa. Segui questa passione, ci dedichi ore, tempo, parte di te delle tue energie e della tua vita. Lo fai con leggerezza, con semplice applicazione costante. Lo fai perché non c’è un motivo a volte. Lo fai e basta. In alcune passioni ci sono rischi, in altre meno o per nulla. Le unisce tutte un unico punto cardine: sapere di saper fare bene qualcosa, e questo qualcosa ci rende pieni, felici, ci da un motivo in più per vivere questa maledetta esistenza piena di ingiustizie e di dolori. Cerchiamo tutti qualcosa che ci renda liberi di volare. Con la fantasia, o con una gomma per aria, impennando come tu sapevi fare. Qualcuno ha scritto già “Va, e insegna agli angeli ad impennare”… Dovresti insegnare loro molto di  più che una semplice “pinna” con un due ruote. Dovresti, dovremmo tutti forse, a modo nostro, insegnare loro, agli angeli, che tutto questo non ha senso. Che certe cose non sono giuste. Che vanno contro natura. Perché morire cavalcando un sogno, una passione, a 24 anni, non è né giusto, né naturale. Si dice che le persone che se ne vanno restano vive nei ricordi e che quindi sono parte di noi; cazzate. Perché non c’è tempo che possa cancellare una mancanza. La mancanza che sente chi ha perso qualcuno. Chiunque di noi ha perso qualcuno in un tempo più o meno lontano. Chiunque ha provato cosa si sente dentro. Chi se ne va, purtroppo lo fa per sempre. Non torna indietro, non si può più. Nonostante i ricordi e i segni buoni lasciati prima dell’ultimo volo verso il blu. Ciao Marco…

Rdc_Marco Sic




Leica Photo contest: 24 talenti X 36 fotografie

29 09 2011

logo

Leica Photo contest: 24 talenti X 36 fotografie

Potete votare le mie fotografie in concorso Leica…

 

Regalami un voto! Segui il Link:
Please send me a vote, click on the Link:

www.lab.leica-camera.it/jspleica/scheda.jsp?n=31020

Ciao a tutti, sto partecipando ad un contest fotografico Leica. Ho proposto 3 miei lavori recenti a tema “paesaggistico”. Clicca sul logo Facebook in alto a sinistra della pagina con le 3 fotografie candidate!

Hi Photographers! This is an italian photo contest, so you can send a vote, please open the link (look up!)… click on “Facebook logo” at the left of the page… Thank you very much! :-)




La verità è che…

15 09 2011

La verità è che non so cosa aspettarmi; non so cosa scrivere oggi. Ma sono qui. Mi sembra di tornare ai vecchi tempi quando mi mettevo anni fa ormai, di fronte un foglio bianco con una bic in mano. Il foglio sembrava animarsi, perché era come se fossi sottoposto in quei momenti ad una specie di stimolo creativo, e le parole uscivano. Poi è passato tanto tempo, adesso cerco di farlo ma non sempre riesce. O meglio, si, riesce anche, ma diversamente. Queste note mi accompagnano nel pomeriggio. Le ore passano e mi proiettano verso sabato. Sarà un giorno ed una sera importante per me. Non so cosa aspettarmi, ecco un buon inizio. Dunque? Improvviserò, come spesso faccio in tante situazioni della vita. Come ho sempre fatto. Cavandomela da solo. Questa volta è diverso. E’ una cosa bella che vivrò. Sarà una serata con tanta gente. Unita da un’ unica passione, quella per la fotografia. Per questa arte che tanto amo. Vedrò il mio lavoro di settimane esposto e rappresentato da 2 scatti. Nel precedente post ho descritto il perché di quegli scatti. Ma penso che non basti a rendere l’idea delle emozioni che vorrei aver trasmesso attraverso quelle due fotografie, quei colori, quelle situazioni ormai ferme per sempre. La verità è che certe cose non si possono descrivere, vanno interpretate secondo il linguaggio degli occhi, del cuore, della mente. Dei sentimenti. Del nostro punto di vista sempre unico e singolare. Ecco quanto. La verità è che non saprò cosa dire sabato… e forse non serve proferire parola. Basterà il sorriso degli occhi nell’essere li, presente, sapendo di aver infranto un altro piccolo, grande, confine nel mio personale cammino verso un posto che forse, nemmeno esiste… O esiste solo dentro la mia immaginazione e voglia di sognare…

“Unica Italia”, Macro Testaccio “La Pelanda” – 17 settembre, ore 20.




…Un nuovo traguardo, 2 miei scatti al Macro Testaccio di Roma! Cmq andrà, è già un successo!

9 09 2011

Un nuovo traguardo raggiunto… Un nuovo racconto da scrivere, nuove parole che voce non hanno se non quella del leggero e dolce suono di una penna che segna su un foglio qualcosa che non saprei altrimenti spiegare. Settimane trascorse qui, tornando alle vecchie abitudini di “scrittore”… o meglio di blogger, raccontanto di me, raccontando quelle che sono ormai le mie arti attraverso cui ho imparato pian piano a

"Vorrei che tutte le guerre finissero"

"Vorrei che tutte le guerre finissero"

fermare il tempo. Fermare il tempo e ricordare con esso momenti, cose, persone, volti, sentimenti, che altrimenti andrebbero svaniti. E’ l’obiettivo di ognuno che si avvicini, per passione o professione, al mondo della fotografia. Comunicare con delle immagini, ciò che è successo da qualche parte, o ciò che succederà. A volte però, non eventi, ma qualcosa che resterà astratto nelle menti e nei cuori di tutti. “Messaggi”, così amo chiamarli e definirli io. Messaggi per cercare di cambiare a modo mio il mondo. Utopia? Può darsi, ma perché non provare? Perché non cercare a modo proprio di fare qualcosa per smuovere le coscienze di tutti noi? Talvolta, basta davvero poco. Semplici spunti di riflessione possono rivelarsi trampolini di lancio verso qualcosa di migliore. E su questo concetto da sempre baso il mio modo di vedere, il mio modo di trasmettere, e di conseguenza, il mio modo di vivere la fotografia non come una semplice attività, piuttosto un modo per fare del mio in questo bizzarro mondo troppo spesso dominato

"Ammaina Bandiera"

"Ammaina Bandiera"

dalla disattenzione di tutti. Disattenzione, si, distrazione, distacco dal reale, da ciò che dovremmo notare ogni attimo, che inesorabilmente passa vicino a noi, ad un soffio, e che purtroppo sempre più di corsa vola via lontano per sempre senza darci la possibilità di viverlo in qualche altro modo. La fotografia come è noto, si articola in svariate categorie, ognuna delle quali richiede certamente un modo diverso si visione. Angoli diversi di immaginazione e creatività per poterla poi realizzare e far realtà quotidiana. Dopo 2 anni di fotografia da fotoamatore ed autodidatta, ho cercato di imparare quanto più possibile sul campo, rubando con gli occhi quella pratica e quello stile di chi ne sa di più e di chi “ci lavora”. Ma ho imparato finora che niente di tutto questo può essere come quando si sviluppa il proprio stile, e quello nasce col tempo, sviluppando un proprio modo di assaporare le semplici cose. Solo allora, credo, si può esser certi di saper fotografare. Le regole, le tecniche, si certo sono necessarie; servono le conoscenze su come saper usare meccanicamente un apparecchio. Una macchina fotografica; ma se ci si sofferma troppo e strettamente sulla teoria, e poco sulla pratica, si rischia di diventare “ingegneri” della fotografia, e non “artigiani”. Ed io preferisco essere un artigiano, fare un lavoro manuale, che plasma qualcosa, un prodotto. Un qualcosa che poi verrà giudicato, e magari, chissà… qualcosa che potrà anche piacere a qualcuno. Serve in conclusione, una certa personalizzazione del proprio stile, ecco. Le mie foto sono così. Personali, ma comuni. Personali per sentimenti che provo durante la fase di shooting, e comuni perché poi alla fine, possono riguardare tutti. Oggi, in questo ancor caldo pomeriggio di settembre, affido a queste pagine, al mio diario, la gioia e la soddisfazione per tutto questo. Per essere stato ammesso alle finali di concorso fotografico nazionale. 30 soli scatti scelti tra i tanti provenienti da ogni angolo d’Italia. 30 scatti… per rappresentare un’ intera Nazione. E di questi, ben 2 avranno la mia firma sotto. Con essi ho voluto raccontare un attimo che correva, preso al volo e “trattenuto a forza” per non farlo fuggire troppo presto. Prima che il mio occhio elettronico potesse non catturarlo. “Vorrei che tutte le guerre finissero”, “Ammaina bandiera”. Due titoli collegati tra loro. Uomini uniti che insieme unendo le forze, sistemano con cura i nostri 3 colori, simbolo del Paese. C’era necessità di esprimere questo concetto, troppo spesso a giudicare dalle cronache recenti, anche politiche, dimenticato. Abbattere quel menefreghismo che odio e che purtroppo è sempre più in determinati momenti immagine del nostro vivere. Quell’agire da soli, che assolutamente non va mai troppo bene. Serve un certo far squadra. Ecco cosa ha significato per me l’Unità d’Italia. “Vorrei che tutte le guerre finissero”, dedicato ai tanti, troppi, caduti. Caduti per ideali forse giusti, forse no, dei quali tuttavia non c’è traccia ormai. Le guerre sono sempre sbagliate, anche se sembrano “giuste”. Anche se le si fanno per portare aiuti. Non sono un politologo, né uno stratega militare e in ogni caso, non ho certamente voglia di parlare di politica, guerra, stallo globale e quant’altro. Non ho mai affrontato discorsi politici su questo blog, sul mio diario per due semplici motivi. La politica non mi interessa, non mi piace, a tratti direi “la odio”… e poi, preferisco raccontare di me, non di chi non mi rappresenta. Tutto qui. Mi limiterò a dire: il nostro Paese, ha perso troppi figli. Troppi. Ingiustamente, troppo presto, maledettamente troppo presto. Ragazzi, uomini, padri. Questo è quanto. Ed io, per questo, “Vorrei che tutte le guerre finissero”. Utopia anche questa, certo; i troppi interessi di pochi fanno sempre sì che esistano conflitti qua e là nel globo. Questo mio messaggio in foto non cambierà il mondo, ma potrà cambiare le coscienze di qualcuno, della gente semplice, che troverà più significato di qualsiasi politico finto pacifista. Oggi sono felice di aver trasmetto ciò che ho provato a spiegare a chi mi starà leggendo questo mio modo di vedere. E mi basta. So di essere felice per un giorno, di aver raggiunto un nuovo obiettivo. Ho fatto la mia parte.

L’appuntamento per tutti coloro che si trovano specie a Roma, e avranno piacere, è per sabato prossimo 17 settembre dalle ore 20, presso il museo MACRO – Testaccio padiglione “La Pelanda” dalle ore 20 alle 24 circa. Una mostra sarà organizzata e curata dall’Associazione Giovani x Roma www.giovanixroma.org dove saranno esposti i 30 scatti finalisti per le 3 categorie di concorso fotografico nazionale. Sarò felice di incontrare quanti di Voi vorranno prendere parte alla serata… Comunque andrà, è già un successo! Un nuovo traguardo raggiunto… Ad maiora!

Info ulteriori: www.mikerphotographer.webs.com




…Come il secondo tempo di un film.

8 09 2011

Finite le vacanze, finito agosto. Ho sempre identificato in un certo senso queste due cose come una conseguente all’altra. Al terminare dell’una finisce l’altra. Non una questione di calendario dunque, ma qualcosa che senti dentro. Sarà che se per certi aspetti le giornate continueranno ancora un po’ ad essere belle ed assolate, per altri aspetti qualcosa è cambiato. Lo si evince dai tramonti, sono diversi. Da quel vento leggero e delicato che accompagna lo scendere della sera. Dal movimento in città, e nelle vie anche di periferia, dove vivo a due passi da Roma. Per un fotografo abituato come me a cogliere ogni dettaglio con un colpo d’occhio di ciò che ci circonda, ci sono tante cose che non passano via senza esser viste. E ci si ritrova così, poggiati alla balaustra del balcone nei tardi pomeriggi tirando un po’ le somme di quanto accaduto nella bella stagione. Prende quella certa malinconia d’essere un po’ cresciuti, di avvicinarsi alla seconda metà dell’anno in corso. Del tempo che passa e fuggente se ne corre via. Una sorta di secondo tempo del film dell’estate. Lo guardi e lo vivi, ma a volte accade anche da fuori questo. Succede che certi momenti non mi sento molto partecipe di questa esistenza. Saranno le cose che cambierei, quelle che non accetterò mai. Sarà semplicemente quel senso talvolta di estraneità nei confronti di quanto gira intorno, come se ci fosse un contenitore sempre pieno e sempre vuoto al tempo stesso in cui mi ritrovo idealmente. Riesco a far cambiare tutto questo solo se stringo forte tra le mani la mia macchina fotografica, o se in alternativa, come facevo sempre un tempo, ne scrivo qui tra queste pagine. Sono fogli questi che un giorno rileggerò, o forse no. Ho sempre detto, scrivendone proprio qui, che un giorno, magari in vecchiaia, rileggerò tutto quanto scritto fino ad ora. Sorrido, prendo fiato, chissà che bel modo di passare il mio tempo un giorno. Tanto è il materiale da rivedere. Ma non credo lo farò mai. Lascerò ogni singolo post vivere nell’eternità dell’etere. Della tecnologia, lascerò che ogni parola, ogni suono, ogni emozione, ogni pagina che contiene tutto questo possa passeggiare in eterno come una sorta di anima in pena in cerca d’aiuto e di compagnia, nell’universo virtuale senza forma né confini. Ed io sarò qui, felice di averlo fatto. Felice di aver scritto di me, di aver raccontato semplici aneddoti, esperienze, di essermi sfogato in momenti brutti, e di aver gioito di quelli belli. Sarà una vita trasformata in parole, nient’altro, proprio come il titolo recita di questo grande diario. Sono finite le vacanze, iniziano riflessioni così… pensieri che si accavallano, che si abbracciano, per sentirsi un po’ meno soli…




Diario di Viaggio, dal #565 giorno – Vivere sospesi.

27 08 2011

Vivere sospesi tra nuvole immaginarie di immaginarie illusioni, soffici come panna, che c’è di meglio? È ciò che ogni estate regala e porta poi inesorabilmente via con se. Perché il tempo si sa fa sempre il suo mestiere. Ci prende un po’ per mano, e i pensieri della nostra vita spariscono. Tutte le vicissitudini sembrano prendere il volo e poi sparire chissà dove. Si vive in una sorta di stand by. Come mettere in pausa il proprio cuore perché non soffra. Ma le settimane, i giorni, i mesi stessi poi passano, sfumano via; cambio di stagione in vista, perché le stagioni non cambiano solo quando lo dice il calendario appeso alla parete della camera da cui comunico col mondo intero. A volte sono le nostre stesse sensazioni a dirci quando qualcosa è trascorso. E’ come un sesto senso che si ha, inconsapevoli, ma si possiede. Fa parte di noi. Tornerà tutto, tutto come prima, come mesi prima, come riavvolgere un nastro e rivivere tante cose. Tornerà il tempo delle battaglie, delle guerre interiori, contro il nemico. Tornerà il tempo in cui bisognerà riprendere le armi e difendere la nostra vita da quella malinconia che troppo spesso prende dentro e trascina con la forza dove vuole lei. Si tornerà in trincea, non ci sarà tempo per scrivere fogli di carta, lettere che mai nessuno leggerà. Non ci sarà tempo per pensare, laggiù schiacciati in quella terra scavata in fretta. Quel cunicolo come unica fuga possibile. E come punto di difesa. Si tornerà a combattere per portarla a casa. Daremo tutto noi stessi, per fare ciò. Non si sarà più tempo per scrivere tutte queste stronzate che nessuno leggerà… Il foglio resterà bianco, non in segno di resa però; quello mai, perché nessuno può dirsi battuto. Nessuno può dirsi fuori dal gioco. Questo non è un gioco; Non lo è mai stato. Vivere sospesi, vorrei continuare a stare così, sospeso da tutto e tutti. Trovando la forza che queste settimane ho trovato. Che so di aver usato per andare avanti. Ci sono parole, righe scritte che lasciano trasparire significati in esse confidati solo a chi avrà occhi per leggere ed interpretare. Per tutti gli altri, continuerà ad essere un qualcosa di velato e ben trasparente. Come vivere sospesi… tra sogni ed illusioni…




…Avventure fotografiche d’agosto.

23 08 2011

Passano i giorni, l’estate vera per me è appena iniziata da poche settimane. Gli impegni fotografici pian piano aumentano e la cosa mi piace un casino. E’ un occasione per uscire e conoscere zone nuove, o quantomeno per stare a contatto con la natura. Oggi scrivo molto istintivamente, senza badare a forme e strutture. I pensieri sono tanti e vorrebbero tutti uscire allo scoperto. Vorrebbero parlare, raccontarsi, e lasciarsi quindi leggere; la compagnia è una gran bella cosa, e se si condividono anche degli interessi e passioni, magari delle tipologie di arte, allora ecco che tutto è più bello. Ci si conosce, ci si frequenta, si spegne la mente per qualche ora, su tutto ciò che intorno cipreoccupa ogni giorno. Ci si lascia tutto dietro e magari ne esce fuori un pomeriggio spensierato e ricco di risate. Per me la fotografia è tutto. E questo già da un po’ ormai. Sento che ho molto ancora da imparare, molta pratica ed esperienza da accumulare. Ma sento già di aver fatto diversa strada. E questo mi ha permesso da tempo ormai di avvicinare altre persone come me, spontanee, appassionate e con la voglia di raccontare il loro mondo con delle immagini. Mi sento quasi un modesto reporter del mondo. Racconto quello che ogni attimo mi passa attorno, quello che vedo e che respiro. Lo faccio come viene, come lo so fare; lo faccio perché mi va, senza badare troppo ai risultati. Alcuni dicono che dovrei. Perché ultimamente risultati sono iniziati ad arrivare. Ma al momento mi interessa solo di portare avanti questa mia arte. Nient’altro. Mi piace l’idea di sapermi raccontare a modo mio e di lasciarmi leggere dentro da chi al di là di questo schermo si sente quasi “diverso” da tanta gente ormai uniformata al banale. Io non voglio essere così. Voglio poter dire, un domani, io ero così. Io ero me stesso; Con i miei difetti, pregi, voglia di ridere, scherzare, magari mettermi in gioco prendendomi in giro… in un pomeriggio d’agosto caratterizzato dal caldo afoso. Una fatica arrampicarsi su quella collina, lassù, per raggiungerne la vetta e poter ammirare quella vista sulla campagna circostante; però arrivati lassù, un vento costante e piacevole ci ha ripagati. Abbiamo scattato fino al tramonto… Di cosa sto parlando? Beh, questo videoclip girato dalla mia amica Roberta… credo potrà esprimere cosa ho vissuto nei recenti pomeriggi… Potrei ancora scrivere e scrivere, potrei spiegarvi in mille parole diverse cosa si prova quando ci si diverte così insieme. Probabilmente non renderebbe però l’idea della semplicità di quei momenti. Sulla mia pagina Facebook dedicata alla mia attività di fotografo freelance, sono pubblicati gli scatti più belli di quel pomeriggio… Quindi se siete curiosi… Nel frattempo, questo “trailer” personalizzato lo dedico un po’ a tutti voi che mi state leggendo qui come sempre tra le pagine del mio diario virtuale…

 Alla prossima avventura fotografica!

Video importato
Download Video




Diario di Viaggio, dal #548 giorno – Voglio andare oltre…

10 08 2011

L’estate. E’ arrivata l’estate. Già da settimane. No, qualche periodo forse più lungo. Da sempre sono abituato a “individuare” l’estate forse attraverso un unico fattore. Il più comune: la luce. Che significa? Significa che quando c’è luce c’è tempo. Vita, spazio, possibilità di aspettare che il mondo si fermi. Ma il mondo non si ferma. Né ora né mai. Sta a noi fermarlo, nel nostro immaginario. Torno a raccontarmi dunque, ancora una volta. A distanza di tempo, si perché ultimamente gli impegni e la voglia di migliorare la mia tecnica di fotografia mi porta talvolta relativamente lontano dallo schermo. O meglio, dal foglio di carta bianca informe che è qui, nel mio diario su cui scrivo ormai da anni. Una buona musica sotto, ed una pausa, ricercata e necessaria, dai file che sto continuamente aprendo a video e studiando. Consigli, tutorial, istruzioni, teorie, calcoli di luce, tempi di scatto, ancora una volta perché di imparare non si smette mai e quello che già si conosce così rimane bene a mente. Un continuo rinfrescare la mente con nozioni che ho intenzione ancora e ancora di applicare nei più svariati contesti. Questione di ore, che sommate tra loro diventano per convenzione “giorni”. Pochi, e poi potrò mettere in atto diversi progetti a cui tengo e che da tempo, troppo tempo sto tenendo nascosti nella scatola dell’immaginazione. E’ un periodo strano. In cui come un tempo torno a raccontarmi per chi avrà pazienza e curiosità di leggermi. Come un tempo in cui scrivevo tanto, assiduamente, con ostinata concentrazione, magari ricercando forme e parole mai sentite o mai colorate prima nel comune parlare. Adesso ho i mezzi. La voglia, ed il cuore si apre sempre di più a tutto questo. C’è un vetrino attraverso cui guardare il mondo. E fintanto che lo farò sarò felice. Mi sentirò vivo. Non come quando tutto passa nella routine quotidiana. E’ da quel vetrino, minuscola finestra sul mondo che io posso sentirmi diverso. Posso dire di governare il tempo. E’ mio e di nessun altro. Le cose sfuggono, per molto tempo è stato così. Ora non più, non ho intenzione di far sfumare ancora tutto ciò di cui da anni sono alla ricerca. Ed è una voglia strana, voglia di catturare tutto ciò che posso; naturalmente impossibile riuscirvi, ma questo è solo un dettaglio insignificante come un solo petalo arrivato da chissà dove ed atterrato su un immenso, verde, prato. E’ il verde che domina la scena, non il rosso di quell’ala di fiore ormai sconfitta dalla vita e dal tempo stesso. Pausa. Silenzio. Solo una voce di una canzone lenta. Leggere, ascoltare musica, camminare, osservare, cantare, sono solo alcune piccole cose che possono ingrandire la nostra predisposizione ad immaginare. Essere un passo avanti a ciò che ogni risveglio offre. Tornare piccoli, forse la soluzione. Piccoli dentro, curiosi di tutto. Sii socievole, conosci i tuoi simili, da loro puoi apprendere. Condivisione, altra parola magica. Gente di cui prima ignoravi perfino l’esistenza. E che hai scoperto un giorno, avere le tue stesse curiosità da soddisfare. Unirsi, magari creando un team. Ho iniziato scrivendo, un giorno di tanti anni fa. Continuo scrivendo ciò che di scritto lascio in un’immagine a colori o in bianco e nero. Ma non sono parole, solo sfumature… Imperfette forme d’un astratto vedere che insegna a capire. Migliorarsi nella teoria e nella tecnica significa migliorare la propria “vista”. Tenersi allenati per correre appresso a questo tempo, che sempre più spesso, non aspetta più nessuno di noi…




300mila… idee, posti, pensieri e perchè…

23 07 2011

300mila. Visite, motivi, utenti, anime nel mondo che un giorno per caso passarono di qui. Pagine dapprima bianche che poi un giorno sono diventate piene di lettere, parole, frasi e pensieri. 300mila motivi per guardare avanti sempre e comunque, nonostante il periodo ormai così lungo da risultare apatico e privo di sfaccettature. Se ci penso sono passate settimane, forse mesi. Da quando non scrivo più, da quando dedico il mio tempo ad altro, al raccontare la mia vita attraverso immagini e colori. Non più parole. Perché davanti a una foto, a volte è più istintivo e gradito il silenzio. Un silenzio fatto di pensieri che scorrono e non si fermano mai. Un silenzio fatto di perché a cui sai bene che non darai mai risposta. Sensazioni, nascoste tra 300mila alberi immaginari dalle 300mila foglie verdi che fanno ombra e fresco d’estate. 300mila volte che vorrei più intensamente dire, fare, amare, sorridere, cazzeggiare. Numeri, in fondo, date, giorni che scorrono, uguali ma diversi, lenti ma veloci. Vento che smuove e dovrebbe smuovere non solo le foglie. Soffia, distrae se non altro. 300mila progetti a cui sto pensando da tempo, 300mila cose da fotografare e postare, editare, per ora è tutto qui dentro, nella testa, e un giorno esploderà in una magia di forme e colori. In fondo è sempre stato così. E’ bello immaginare quello che poi si crea e che tutti vedranno. E’ capitato di aver stupito, meravigliato sguardi sconosciuti e trasmesso pensieri con una fotografia. Un’immagine di un posto, di una persona, di una situazione. Un immagine nata da me con le mie mani. E questa forse, è una delle più grandi sensazioni che la fotografia stessa sa donare. Alcuni lo definiscono un dono, per me è nata come un passatempo. Un giorno ho deciso così. Che dovevo fermare questo tempo che scorre via troppo in fretta. Troppo velocemente. E dovevo altresì accorciare le distanze. Tagliare i km che dividono il mondo intero. Come può una grande sfera come il mondo essere divisa? Divisa da che? Lingue? Confini? Diversità? No, non può. Non dev’esserlo. Ed ecco allora volti sconosciuti immaginati mentre osservano la propria arte. Succede per tutte le arti. Ecco la bellezza di arrivare con un click dritti agli occhi altrui. Questo spazio web, questo “diario” da anni è come un continuo messaggio in bottiglia lanciato nel mare dei pensieri e dell’ignoto. Un giorno l’ho messo dentro una bottiglia immaginaria e lanciato lontano in acqua, mentre passeggiavo sulla sabbia bagnata di un mare mai visto. Da qualche parte, forse, arriverà… magari tra 300mila anni…




Diario di Viaggio, dal #509 giorno – …Non smettere di sognare.

2 07 2011

…E poi ti ritrovi a sognare. E’ trascorso così tanto tempo, mesi … direi. Provare per gioco a chiudere gli occhi e a capire se riesci a vedere. Fisicamente non si può, ma con un piccolo sforzo poi, tutto è possibile. Paradossale vero? Pubblicazioni, piazzamenti, e uno scatto che racchiudeva per te un semplice istante della tua vita, di qualcosa che hai visto, o qualcuno… che fa il giro del mondo cullato dalle onde della grande rete. Giunge agli occhi di chiunque. Sei avvolto da un vortice di emozioni, sensazioni mai provate, sei felice, ti senti soddisfatto. Sai che adesso puoi, puoi credere nelle tue capacità. C’è una cosa che sai fare, che puoi fare, ci provi, ci metterai un po’, ma alla fine sarà fatta. Materializzi un desiderio chiamato battito. E non conta tutto il resto, perché quello no che non ha forma alcuna. Per un istante, per un solo istante, cancelli tutto, reset totale. Te ne freghi del mondo, della vita di sempre, di tutti i problemi. Ci sei solo tu… e nella tua mano ben salda, la tua macchina fotografica. Sei pronto. Respira. Respira forte. Espira, ora. Il cuore viaggia a velocità controllata. Muovi il primo passo, cammina, osserva, in silenzio. Gli occhi si agitano, scrutano, si muovono in continuazione, non stanno fermi. Cercano come un segugio che sente l’odore e fiuta la pista. E’ un percorso. Una strada. Non lo sai dove ti porterà e se ti porterà. Ma è una strada. Percorrila finche non sei stanco. Potrai sempre riposarti un po’ seduto ad osservare il mondo per poi ripartire. Non smettere di osservare, non smettere di cercare nuovi spunti. O sarai morto. Ti spegnerai lentamente; Gli incapaci di osservare, restano tali per sempre. Assapora ogni soffio di vento e cattura ogni movimento dei fili d’erba. Anche questo, è vivere. Vivere un nuovo luogo, lontano da casa, lontano da te stesso e da ciò che ti porti dentro… Non lo so cosa voglio diventare o chi. Non lo so fin dove arriverò. So solo che non smetto di camminare. Non smetto di immaginare cosa c’è dietro l’orizzonte. Non smetto di cercare nuovi possibili e potenziali traguardi… E poi, mi ritrovo a sognare…

www.flickr.com/photos/Mike-79




Ponte della Musica, Roma. Il mio reportage.

5 06 2011

Rdc_Ponte della Musica, Roma - Geometrical effectIl Ponte della Musica, finalmente conclusa l’opera pubblica nel cuore di Roma. Da tempo si parlava di questo nuovo gioiello di architettura moderna, troppo spesso criticato sia per la sua forma troppo alternativa rispetto alla ormai “conosciuta” pro forma marmorea mussoliniana tipica della zona del Foro Italico, sia per il susseguirsi negli ultimi tempi di molteplici ritardi di consegna e collaudo; Ne ha risentito la stessa inaugurazione, avvenuta pochi giorni fa alla presenza del sindaco e delle autorità locali. Personalmente mi ero appassionato da tempo a questo progetto. Un nuovo ponte per Roma. Un nuovo punto di snodo, seppur al momento solo pedonale, che potesse congiungere due sponde del Tevere che racchiudono il cuore della cultura della Capitale, visto che proprio nella zona, a non molta distanza sorge l’Auditorium Parco della Musica. Ma un ponte è solo un ponte, Rdc_Ponte della Musica, Roma - Prospectivemolti hanno asserito. No, se lo si sa guardare con occhi diversi e fantasiosi. Per me che come “secondo lavoro” faccio ormai il fotoreporter pendolare… è stato un ottimo input a recarmi sul posto per studiarne le linee, le forme, la corposità reale, e non quella che si percepisce nei servizi al Tg o dalle fotografie altrui che circolano in rete. Dunque, a volte occorre toccare con mano. Analizzare. E magari giudicare. Probabilmente ancora un po’ incompleto nella parte sottostante delel banchine dove sorgono le basi in cemento armato, appare invece più interessante sulla sua superficie. Le due corsie laterali rivestite e pavimentate in toghe di legno tailandese offrono un certo look da “nave” che si completa con le ringhiere stile “ponte di ammiraglia”. Almeno questa è stata la mia impressione istintiva. Al centro tuttavia esiste una corsia piu grande rivestita d’asfalto. Un manto liscio sul quale, probabilmente, si deciderà di far transitare bus o navette ecosostenibili. Forse un mattonato o una pavimentazione comunque in linea con lo stile romano sarebbe stata più idonea. Un leggero contrasto con la struttura moderna d’acciaio e tensiostruttura. Ma certamente più pratica al cammino e all’immagine. Nel complesso è un’opera pubblica che riprende alla lontana lo stile di costruzione dello stadio Olimpico, nella sua parte alta esterna, il quale si intravede osservando all’orizzonte se si è rivolti in direzione Ponte Duca D’Aosta… Qualsiasi siano i pareri di ognuno ho cercato di realizzare degli scatti diversi, fantasiosi, perlopiù dei BN a contrasto accentuato atti a delinearne forme ed ombre. Forse, ho cercato di rendere datato ciò che invece, in una città eterna, è appena nato… Ai miei lettori l’ardua sentenza… Immagini su Flickr




Diario di Viaggio, dal #466 giorno

21 05 2011

Corrono impazziti. Non li controlli. Fuori da ogni ordine fisico. Ti fermi ad osservarli, ma non riesce lo sguardo a catturarli tutti assieme. Scintille, piccole esplosioni nel buio. Lampi. Non un temporale. Non un rumore. Sembrano stelle cadenti ma. non lo sono. Rappresentazione immaginaria dei pensieri e delle idee che si accavallano inevitabilmente allo scadere del giorno. Puntuali, remoti quanto attuali. Presenti e assenti, ci sono ma non li vedi. Ci parli e loro ascoltano. Non dicono, non a parole, ma comunicano qualcosa. Ti dici che passerà, lo prometti a te stesso, ma sai bene che torneranno, sempre. Poi ti fermi, ascolti il silenzio della camera. Immobile ed in piedi come sei. Apri leggermente le braccia. Ed è allora che li senti, toccare le tue mani, prendere la mano piano, con movimenti quasi impercettibili da sembrare immaginari. Lo sono. Perché non esistono, ma a te basta credere che sia così. E’ lo stargate che si apre. Adesso puoi accedere alla memoria dei tempi migliori, quelli pieni di emozioni che un tempo hai vissuto sulla pelle. Riesci a dire senza parole quello che era. Ormai sei catturato, finchè durerà il gioco dei neuroni non puoi sottrarti. Sei li. Ricordi che sei in guerra, una guerra tattica e silenziosa. Soldati che corrono testa bassa in trincea. Ormai va avanti da mesi. Non sai quanto durerà. Rivedi quelle cose che avevi voluto eliminare per sempre. Troppo scomode loro, troppo presenti nella tua esistenza. Non le vuoi, non più ormai perché inutili. Ma loro corrono e tu non riesci più a stargli dietro… Gli urli con la voce più potente che riesci a tirare fuori in quel casino di rumore che adesso c’è in trincea di aspettare, urli loro di fermarsi… ma svaniscono tra il fumo delle esplosioni, esplosioni grandi come stelle che terminano la loro corsa in lampi… Corrono impazziti, irraggiungibili,  ormai. Cerchi un riparo. Passerai lì la notte. La radio trasmittente ha detto di mantenere la posizione, manderanno qualcuno a prenderti. Stringi tra le mani quel bengala, l’unico che hai e che servirà a farti trovare. La tua unica possibilità. Resti fermo, così… in quel silenzio di nuovo composto che s’è ricreato. Stringi quel maledetto bengala… la tua unica, per ora, possibilità di localizzazione nel mondo…




…Passione Italia 2011: sono aperte le votazioni!

26 04 2011

PassioneItalia2011LogoAnche quest’anno, tra le pagine del mio diario, sono felice di parlare della nuova edizione del concorso fotografico nazionale PassioneItalia… Un luogo virtuale attraverso cui passano migliaia di appassionati artisti/fotografi che attraverso la loro arte imprigionano per sempre nel tempo aspetti curiosi, luoghi, scorci, e quant’altro rappresenti il nostro Paese. Votare è semplice: qualora lo vogliate, potrete accedere alla home page del sito www.passioneitalia.it e nel campo “cerca” in alto a dx della pagina, digitando il mio nome/cognome “Michele Rallo” (anche in minuscolo) avrete accesso alla sezione contenente i miei lavori attualmente in concorso! Potrete così scegliere quale scatto voler votare… ed esprimere in tal modo la vostra preferenza… Ringraziandovi anticipatamente per il vostro contributo,  vi ricordo che per accedere alle votazioni, basta anche soltanto essere iscritti al social network Facebook con il proprio profilo (dunque non necessariamente alla community Passione Italia)  ed effettuare dalla home page di www.passioneitalia.it il log-in!… Semplice ed immediato… :-)

Colgo l’occasione, attraverso questo mio spazio dedicato, per esprimere il mio grazie sincero a tutti coloro che in questi anni hanno da sempre visitato il mio Blog, i miei spazi web, ed apprezzato così quelle che sono le mie arti… e passioni. Grazie a tutti coloro che giornalmente mi scrivono, richiedono Info, prendono contatto con me per condividere interessi e quant’altro; Grazie a tutti Voi! Ad maiora!

Michele R. / MikeR. @ photographer

 




…E’ online il mio nuovo spazio web per la fotografia

8 04 2011

LogoMikeRLensCanonStilizzato1Tempo di cambiamenti, di insistere su ciò che ci piace fare. Andare avanti nonostante le difficoltà, e crearsi uno spazio di fantasia, arte, saper fare. L’arte del voler fare, in primis. Perché non c’è freno alle soddisfazioni nel creare qualcosa che ci rende liberi di passare il tempo, per se e per gli altri. Arte come creatività, rappresentazione di tutto ciò che vive e che è presente in un certo senso attorno. Arte come immortalità, vita eterna di qualcosa di qualcuno in uno scatto ad esempio. Ed è questo che da tempo ormai, mi dà spunti continui che istintivamente seguo. E’ il suo potere. In questi giorni di continua vita in rincorsa tra problemi e voglia di evasione ho deciso di lavorare sul mio nuovo, ulteriore, spazio web. Un sito internet di semplicità grafica, ma di immediatezza per quanto concerne la comunicazione… che racconti di me; di ciò che provo ogni volta che tra le mie mani stringo forte forte una macchina fotografica. Il mio occhio sensibile attraverso cui documentare tutta la mia vita. Questo vuole anche essere dunque un invito aperto a tutti i miei lettori internauti che da tanti anni ormai seguono le mie “vicissitudini”… qui sul blog… a visitare e condividere questa mia nuova avventura. Una sorta di personale missione nel voler a tutti i costi fermare un tempo, che ormai, corre sempre più… ed ogni giorno purtroppo ci sfugge di mano… Tra una battaglia e l’altra, tuttavia, trovo sempre il tempo di fare un salto qui nel mio diario di vita, per scrivere e raccontare, dire, fare, parlare di me… Pagine un tempo bianche, ora scritte e condivise… Appunti sempre più distratti, mi rendo conto, eppure decisivi e fondamentali. Questo è il mio presente; nulla lo cambierà. Qualsiasi cosa mi riservi il futuro, questo, è il mio presente…

Il mio nuovo sito web sulla mia arte fotografica: www.mikerphotographer.webs.com

Cercami su Facebook “MikeR. @ Photographer”…

*** Special thanks: MikeR. @ Photographer – Logo è una creazione di Daniela D.M.




…Aria di primavera…

31 03 2011

Finalmente il sole. La luce, il calore, il tepore, la quiete, la primavera. Gli occhi che si perdono nella natura circostante che lentamente torna a sorridere dopo il gelido inverno ed il periodo di silenzio. Colori che tornano ravvivati da un’insolita presenza. Donano speranza, parole e vita nuove, per chi osservatore del mondo si perde così tra se e pensieri costanti di riflessioni sommesse. Aria di primavera, aria e voglia di nuovi lavori fotografici per me e per chi ama immortalare il tempo come me. Finalmente, un nuovo inizio prende voce, sembra volerlo gridare all’universo. Quanto tempo perso, quanto tempo è trascorso? Quanti pomeriggi spenti, ed ora, il lago del parco rispecchia nuvole leggere d’un bianco mai visto. Dove l’azzurro si riflette e sembra più infinito. Dove il viso vibra anch’esso riflesso. Dove pensieri non più polvere ormai spazzati via dal primo vento che fa tremare le minuscole foglie verdi dei rami che si rivestono. Dove, tutto può ricominciare, senza più paura alcuna. Fotografia della primavera… Immagine di dettagli che la mia passione vuol rendere vivi più di sempre.




Pericolo di contagio, da informazioni distorte.

18 03 2011

Nucleare LogoVenti di guerra. Venti di apocalisse. Quanto e cosa è disposto a creare l’uomo per distruggere se stesso? Energie pulite ma ad alto rischio in nome dell’ “ambiente”. E quando la natura non ci mette del suo, eccoci pronti a nuovi scenari di guerra (vedi Libia, Iraq, e quant’altro…) Conflitti. In ogni angolo, perfino dietro casa nostra. Riflessioni e desolazione. Quale il futuro che ci aspetta? E’ tutto qui ciò che cerchiamo? Ciò per cui si vive? Ciò che meritiamo? Informazioni distorte a piacimento arrivano dalla carta stampata. Cosa nota. Avviene da sempre. Faziosità? Interessi? Compiacimenti vari ed eventuali? Mai fidarsi dei giornali. Probabilmente è molto più “sicuro” fidarsi delle nuove tecnologie e di chi in modo sano le usa. Gente comune, blogger, che dal posto direttamente vivono e commentano ciò che accade. Decine di piattaforme da cui persone comuni “documentano” tutta la loro esperienza. Notizia di questi giorni, la catastrofe nucleare post sisma del Giappone. Tutti sembrano fare a gara a chi sa spaventare di più i lettori. Come se non bastassero le tonnellate di immagini e video provenienti da laggiù. Migliaia di km ci separano da quelle terre eppure con un semplice click tutto diventa più vicino. L’opinione pubblica viene costantemente bombardata da cattive notizie. Data la situazione non ci si può certo aspettare di meglio, certo. Ma perché fare a gara a chi la spara più grossa? Non basterebbe semplicemente riportare i fatti per come sono? Che differenza c’è fra chi sul posto attraverso una pagina bianca su uno schermo racconta in un diario quel che gli occhi vedono e vivono e chi lo fa da una pagina di carta? In teoria assolutamente nessuna. Eppure non è così. La verità? Il mondo va a rotoli, giorno dopo giorno, e anche tutto questo dolore, il dolore di una popolazione in primis, e di tutti noi a seguire, sembra essere ottimo materiale per dare spettacolo. Sguazzare nel male diffuso, entrare a forza nelle vite altrui, curiosare, e rilanciare di volta in volta, sembra diventato un ottimo gioco da cui nessuno più sa sottrarsi… ***Danger***, pericolo di contagio… Un contagio che sta rendendo tutti uguali ed insensibili alla realtà…




…Carnevale Romano… tra colori e fantasia

9 03 2011

Carnevale. Maschere. Celare la quotidianità. Giorni in cui si cerca di dare più colori al mondo circostante attraverso innocenti lanci di coriandoli. Li vedi con le loro piccole mani, i bimbi. Uomini del domani che oggi giocano felici. Non pensano. Non ne hanno motivo. E torni piccolo, sognando che sia possibile qualcosa di diverso. Torni a tanti anni fa, con la mente. Sei li. Focalizzi l’attimo. Rivivi qualcosa che non sai dire né definire. Però è li. C’è. Ed è così che perdi il conto dei giorni. In fondo era solo un numero e comunque sai dove ritrovarlo quel conteggio. Iniziato mesi fa, procede senza fermarsi. Scendono lenti i coriandoli, come leggera e soffice neve di una stagione che non vuole finire e che porta un po’ di freddo anche dentro. Incorniciare un attimo così, fermarlo per sempre, dare a quei colori un’anima una forma un suono. Un suono fatto di silenzi. Voci che non esistono, parole nascoste che nessuno sa. Vocaboli per sempre segreti, tra quei piccoli frammenti di carta colorata che vento porta via un po’ con se…

Per la mia gallery fotografica sull’evento clicca qui




La linea sottile.

15 02 2011

Accade che dopo tanto tempo trascorso a riflettere, nei momenti di stallo interiore si decida di riprendere vecchie strade lasciate tanto tempo fa. Quando tutto appariva più semplice forse, o semplicemente diverso. Quando era più facile perfino prendere carta e penna e raccontare, istintivamente, velocemente, attraverso giochi di parole ciò che il cuore viveva. Ho cercato di fermare il tempo, con una macchina fotografica con la quale giocare, con la quale prendermi gioco del destino. E ora torno a farlo; con una penna, con della carta, costruire piccoli aeroplanini di carta scritta, da lanciare nel cielo azzurro di questi primi assaggi seppur precoci di primavera… La linea sottile.Bianco dal nero, presente dal passato, lacrime e sorrisi. Silenzio dal rumore. Un corridoio, un via vai di persone, ne studi i volti, le espressioni, ansie e paure, speranze. Si aggirano tra i reparti, qualcuno gioirà, altri porteranno per sempre con se la loro solitudine. Oltre quella porta, dove tutto è privo di forme e suoni. Bianco sulle pareti, luce dalle finestre a vetro. Porte che si apriranno, scorrevoli, angeli terreni d’un azzurro-verde presi dal loro delicato operare. Un mondo che mai avresti immaginato esistesse. Un pianeta diverso, dimensione fino a pochi mesi fa a noi ignota. Poi, un vortice; il buio, tutto si sgretola come intonaco attaccato dalla salsedine. Occhi in cerca di luce, ma è notte, non si può vedere. Resisti ma ci sei dentro. Silenziosa partita a scacchi col destino i cui occhi osservano, studiano, attraverso quelle pareti. Lo specchio, divenuto nemico, mostra il cambio di stagione con le sue foglie che inermi cadono. Sa come attaccarti, cerca il tuo punto debole. Impassibile non cedi, non puoi; non devi permetterlo. Fai le tue mosse, studi l’avversario. Non mostrare cedimenti, emozioni, è la regola. Resisti, è un imperativo. Muovi le tue pedine. Ed eccola la luce, riflessa da speranza. Occhi incrociano altri occhi. Non parlano, eppur comunicano. Piccoli ruscelli sulle colline del volto, consapevolezza; Tutto è cambiato, ogni cosa nota appare diversa, come nuova; Rinascita. Un tempo nuovo che puoi prendere in mano e plasmare. Leggerezza di un volo senz’ali, seduto su una nuvola soffice dipinta a pastelli. Da qui la vita è diversa, da riscoprire. Osservi la linea sottile dell’orizzonte al tramonto. E sogni; sogni ad occhi chiusi mentre, come un funambolo tra espressioni di meraviglia miste a paura di chi assiste, percorri quella fune tesa così fina. Sarà il tuo percorso, mentre a braccia aperte come ali di gabbiano mantieni l’equilibrio, passo dopo passo; Vedrai i nostri volti, distogliere a tratti lo sguardo protetto dalle mani mentre il respiro si ferma, quasi per paura che possa far vibrare quel cavo d’acciaio. Sarà il silenzio, non serviranno parole. Sarà l’attesa. Sarà un lungo applauso del pubblico pagante, quando tutto sarà finito; quando tornerai come sempre a terra da noi… Sarà la vittoria, sarà l’inizio del presente che diverrà futuro. Saranno occhi lucidi di emozione…




Diario di Viaggio, dal #334 giorno… – Rincorse

8 01 2011

Rincorse. Veloci ed irregolari. Rumore di passi che non esistono eppure eccoli lì. Rimbombano nell’aria ancora fresca che scuote le foglie. Mentre col naso all’insù si cerca quello spicchio di luna seminascosto da nubi ancora presenti dentro e fuori. Tempo nuovo e tempo vecchio, il mescolarsi continuo di suoni e dimensioni. Impercettibili al tacco, eppure sfiorano i sensi. Ci sono e sono là. Basta voltarsi. Guarda… Dove andranno mai a finire? Dove si nasconderanno? E perché a volte ritornano da noi se prima non fanno che correre via da qui? Lo chiedi ai pensieri, ma loro non rispondono… Eppure son qui…




…Discorso di fine anno? – #326 giorno.

31 12 2010

happy-new-year-2011Lo voglio fare pure io il messaggio di fine anno!. Mi prendo questa libertà… per salutare un ulteriore anno che, ormai agli sgoccioli, sta per lasciarci. Poche ore. E’ quanto ci separa dall’ignoto. Da un futuro che tutti speriamo sia migliore sotto ogni punto di vista. Chi per lavoro, chi per l’amore, chi per questo o quello. Domande, ricerca di risposte; arriveranno? Le otterremo mai?. Non è dato sapere. Forse non importa. Se tutto fosse prevedibile e già scritto probabilmente non avrebbe più senso niente. Ottimismo o pessimismo? Qualsiasi sia il punto di vista e le aspettative di ognuno di noi, Vorrei che almeno una stella in più potesse illuminarsi d’immenso, a misura di ciò che portiamo in fondo al cuore. Vorrei tante cose, per me e per gli altri, molte delle quali resteranno segrete e silenziose per sempre, come giusto che sia, o non potrebbero realizzarsi!. Così almeno si dice. Lascerò dietro me ombre senza rimpianti, e forme di cui invece sento ogni giorno più nostalgia. Ricordi, astratti e tattili. Battiti che non si dimenticano. Respiri rimasti lì, in posti che si portano dentro e che chissà se rivedrò mai. L’ultima nota del 2010. 31 dicembre, ore 17.30 circa. Un foglio di carta scritto velocemente, sporcato con inchiostro correndo sul bianco con una penna a sfera e poi ribattuto. Accartocciato e gettato, infine. Gettato via, verrà dimenticato presto, o tardi. Presto o tardi, come questo 2010. Cercherò di non guardare troppo indietro. Il passato sta lasciando posto al presente. E poi, ad ore, al futuro. Buon 2011…




Diario di Viaggio, dal #318 giorno – Natale ’10

23 12 2010

nataleguerraHi dear, cominciano tutte così le lettere dal fronte. Altri giorni, settimane, non lo so più quanto tempo è trascorso dal freddo febbraio; siamo tornati in questa maledetta buca. Lungo corridoio per l’inferno. Silenzioso e rumoroso quanto basta. Poco tempo per parlare, bisogna stare attenti con gli occhi puntati laggiù dove i lampi somigliano sempre più ai prossimi fuochi di festa per l’anno che verrà.  Qui nessuno può dire o sapere. Nessuno ha risposte per le mie domande. Tutti gli sguardi sono uguali e privi di vita. Quella vita dai segni forti e decisi. Siamo tutti fratelli. Così dice il tenente. Ognuno guardi l’altro e ne abbia attenzione. Copertura continua. Siamo stati ormai di nuovo aviotrasportati quaggiù, settimane orsono. Consapevoli del tempo che trascorreremo. Alcuni di noi mandano polaroid dal fronte, berretti natalizi sul capo e sorrisi sforzati. Stato di calma apparente. Possiamo scrivere poco, qui la luce sembra non essere mai abbastanza nemmeno se con una mano tieni il lumino a petrolio mentre con l’altra reggi la penna e tracci parole che arriveranno lontane. Attendiamo novità dal comando generale. Per ora sembra tutto immobile e fermo. I fumi dei fuochi all’orizzonte stanno cessando. Un giorno di questi dicono che sceglieranno il piano da adottare. Sapremo come muoverci. Per ora aspettiamo. Probabilmente è questa stessa attesa che logora più di ogni consapevolezza per il prossimo futuro ormai alle porte. Alle porte di cosa? Dei sogni forse? Alle porte di una dimensione ancora ignota. Dei desideri che si ripongono sotto l’albero per questa fine d’anno. Hey, qui non ci facciamo mancare nulla. Coi compagni di battaglia, con quelli della XV° Brigata-Avio abbiamo deciso di fare l’albero… Là sotto, proprio vicino all’entrata del tunnel scavato di riparo. Beh non è proprio un albero. E’ un tronco con dei rami, ormai secchi… Qui quest’anno ha fatto un po’ più freddo, e ha spruzzato un po’ di neve, si, per poche ore, niente di che, ma… è un segnale, come a Febbraio. Ad ogni modo, beh, abbiamo deciso di appendere qua e là sui rami secchi e rigidi delle palle di carta. Fogli; fogli in cui ogniuno ha scritto un proprio sogno o desiderio. Poi ogniuno ha accartocciato tutto, per bene, e legato li sopra con pezzetti di spago. Ehy, è il nostro albero in un certo senso no? Vale lo stesso. I rumori dei camion e dei fuoristrada militari che passano e rientrano al campo base distraggono i miei pensieri e la voglia di scrivere. Immaginare. Evadere dalla realtà almeno per un po’. Aspettiamo. Restiamo qui. Per ora. Quanto non so. Per ora. Aspettiamo, non molliamo, ormai penso siamo pronti ad ogni futura evenienza. Come a Febbraio. Resistiamo… Buon Natale… a tutti quelli in un certo senso distaccati da questo periodo e persi nei propri pensieri. A tutti quelli che in un certo qual modo sono con la testa altrove. A tutti quelli che nella vita vivono una missione pressoché invisibile… agli occhi altrui… Ci muoviamo. Incolonnati, muoviamo verso Nord… nuova postazione, nuovo campo… Dalle coordinate sembra una zona tranquilla. Almeno per qualche tempo siamo coperti…




…I miei primi 31… Grazie a tutti Voi…

20 12 2010

TortaCompleanno…Svegliarsi col telefonino sul comodino che tra un dlin dlon e l’altro mi ricorda che questo è un giorno diverso. Notifiche, messaggi, parole d’auguri di amici, tanti, vicini e non, di vecchia data e recenti. Amici, bloggers, appassionati fotografi, “facebookkiani”… e chissà quanti altri! Messaggi, d’affetto ed amicizia… che rendono queste prime ore dei miei “primi 31” diverse dal solito.  Così come un tempo mi metto qui, scrivo, e curioso leggo ogni parola, associata ad una fotina e penso a quante cose sono diverse in questo finale d’anno. Succede quando il comple cade più o meno a Natale! Già, un altro anno che volge al termine, altri mesi che se ne vanno via per sempre e che a modo loro hanno dato o tolto qualcosa… Situazioni, vissute ed affrontate, più o meno serene, facili o difficili. Un 2010 che ha portato anche cose brutte per me, ma che in qualche modo sono state rese meno difficili grazie alla vicinanza di molti di voi… Tra una risata e una cavolata la mia arte del cazzeggiare non cambierà, e ciò mi rende davvero felice. Uno in più, così come recita la canzone, è solo un numero alla fine perché le persone non cambiano in base ad un altro foglio stracciato dal calendario appeso alla parete… Si cresce, si matura, ci si arricchisce di quel qualcosa che gli altri che ti sono intorno sanno donarti… Con la loro esperienza,  il loro affetto dunque, e la loro capacità di esserti vicini con un sorriso in un qualsiasi momento. Tutto questo sommato alla commozione di mia mamma stamani nel farmi gli auguri, non hanno davvero prezzo… Intanto che scrivo il mio BB qui continua a suonare di notifiche Facebook… e ad ogni lettura corrisponde un mio sorriso… Grazie a tutti… ma proprio a tutti che state rendendo questa giornata colorata nonostante il grigio cielo su Roma… Wow, sono riuscito a scrivere queste righe prima di commuovermi! Il mio breve discorso per i 31… Vi voglio bene amici!




Diario di Viaggio, dal #294 giorno – Il senso

29 11 2010

…Spazza via le rimanenti foglie cadute nella notte ormai esanime sul viale. Passi silenziosi le schivano mentre è il vento l’unica carezza che incontrano.  Passi accorti o distaccati, lenti, silenziosi o indispettiti quasi, fanno finta di non vedere. Non vorrebbero almeno. Luminarie già accese preannunciano l’immediato futuro.  Ultimi ritocchi nei quartieri, piccoli vortici che ti prendono, ti portano dentro con sé, che lo si voglia oppure no. Difficile mantenere il giusto distacco da tutto ciò; difficile, non impossibile. Si cerca negli angoli delle vie qualcosa, qualcuno, dimostrazione che tutto questo volermi allontanare non riguarda solo me. Figure, volti, anime e forme, sfuggenti, veloci, irrequiete, forse disturbate da tanto falso calore in una stagione di pioggia freddi giorni. Volti seminascosti per non vedere, tutto ciò non mi riguarda in fondo. Non più. Un tempo forse in cui tutto appariva diverso. Il senso delle cose. Il senso. Cosa è il senso. Una direzione, un significato, un’immaginare personale. Grida, schiamazzi di giovani anime in fondo alla via. I mortaletti che iniziano a scandire il calare della sera. Le prime bancarelle piazzate qua e là. Accompagna per mano il vento, volantini trascinati via con scritte ormai scolorite. Tutto invecchia, perfino il passato. S’arricciano le pagine, con le loro pieghe messe li a segno per non dimenticare. Rudimentali segnalibri che riportano la mente altrove in tempi ormai segreti.




Diario di Viaggio, dal #281 giorno – Venti di guerra.

16 11 2010

…Mentre cadono le ultime foglie dagli alberi ormai ingialliti con la stagione, il ragazzo leggeva seduto su quella panchina la lettera di comunicazione appena giunta dal comando. Una brezza leggera d’un pomeriggio che fino ad allora era stato piuttosto uggioso, muoveva ora il lembo del foglio che stretto tra le mani si lasciava decifrare. Attorno, la solita vita, persone, via vai, voci, grida, la città che respira. Nuvole nere che lasciano trapassare timidi raggi. Perfetta mimetizzazione di venti di guerra. Aldilà, sulle linee di volo della base i primi cargo erano già pronti al rullaggio. Merci e armi, munizioni, tutto già carico dalle prime ore dell’alba. Aerei dalle grandi macchie, così li chiamavano ormai amichevolmente i militari. Era un via vai di gente a piedi, zaini in spalla, pesanti e gonfi, uniformi scure, quel plotone che mesi fa aveva visto il rientro in patria come una sorta di vittoria in quella che fu la grande guerra. Strano. Ognuno di loro sapeva di essere un sopravvissuto, sapeva che tutto era finito, ma che in realtà niente ha una fine, nulla. Non sembravano sorpresi, dunque, di fronte quelle righe dettate dal comando di appartenenza. Sapevano che sarebbero tornati laggiù. Al fronte. “Una missione di assestamento territoriale”, “Stabilizzazione del comando” – “Occorre respingere alcuni insorti nel territorio di confine”… Ufficialmente i motivi dovevano essere questi. O almeno, ufficiosamente. Tutti quegli uomini sapevano che in questi mesi il nemico s’era potuto riorganizzare con mezzi e difese. Sapevano cosa li attendeva. Venti di guerra. 281 giorni guardando al sole che tramonta, contando i giorni. Le albe, con una X sul muro, calendario informale d’un tempo che se ne va. Mesi andati, lasciati alle spalle, come il peso di quell’equipaggiamento addosso. Il rumore dei passi accompagnava il giovane verso quella fontana. Stringeva forte ancora la lettera nella mano destra. Il volto specchiato nell’acqua ferma come uno specchio lasciava intravedere il suo aspetto. Si accorse che in fondo, non molto era cambiato. Che immagine ha la libertà? Quale l’aspetto della serenità? Gli occhi erano gli stessi, quelli profondi ma dai riflessi veloci, pronti a dare reazione sulle linee nemiche. Una goccia, caduta nella fontana creò cerchi concentrici in quello specchio dove il mondo autunnale si stava facendo bello. Una foglia, un’altra tra quelle che la brezza continuava a far cadere solcò le acque. Una fantasia di ragazzino la assomigliò ad una barchetta. Di quelle di carta, di quelle che i papà creano ai propri piccoli per farli giocare. Quella barca adesso distoglieva la mente dal presente. Sospinta sulla superficie liscia e naturale, avanzava con forza. Ora è tutto pronto. Eppure non s’è fatto niente. I primi aerei con il loro ronzio rullano sulla pista, staccando da terra. Lentamente scende la sera nei giorni più corti. L’oscurità copre ogni cosa, probabilmente questo in cuor suo è l’unico aspetto positivo al momento. Ora che tutto ciò che sente addosso, non sono le ferite di quelle battaglie vissute. Né quei tagli che come lame improvvisate, fogli di carta tesa, avevano provocato ferimenti. E’ il fischio incessante di venti di guerra…a fare più male…