La linea sottile.

15 02 2011

Accade che dopo tanto tempo trascorso a riflettere, nei momenti di stallo interiore si decida di riprendere vecchie strade lasciate tanto tempo fa. Quando tutto appariva più semplice forse, o semplicemente diverso. Quando era più facile perfino prendere carta e penna e raccontare, istintivamente, velocemente, attraverso giochi di parole ciò che il cuore viveva. Ho cercato di fermare il tempo, con una macchina fotografica con la quale giocare, con la quale prendermi gioco del destino. E ora torno a farlo; con una penna, con della carta, costruire piccoli aeroplanini di carta scritta, da lanciare nel cielo azzurro di questi primi assaggi seppur precoci di primavera… La linea sottile.Bianco dal nero, presente dal passato, lacrime e sorrisi. Silenzio dal rumore. Un corridoio, un via vai di persone, ne studi i volti, le espressioni, ansie e paure, speranze. Si aggirano tra i reparti, qualcuno gioirà, altri porteranno per sempre con se la loro solitudine. Oltre quella porta, dove tutto è privo di forme e suoni. Bianco sulle pareti, luce dalle finestre a vetro. Porte che si apriranno, scorrevoli, angeli terreni d’un azzurro-verde presi dal loro delicato operare. Un mondo che mai avresti immaginato esistesse. Un pianeta diverso, dimensione fino a pochi mesi fa a noi ignota. Poi, un vortice; il buio, tutto si sgretola come intonaco attaccato dalla salsedine. Occhi in cerca di luce, ma è notte, non si può vedere. Resisti ma ci sei dentro. Silenziosa partita a scacchi col destino i cui occhi osservano, studiano, attraverso quelle pareti. Lo specchio, divenuto nemico, mostra il cambio di stagione con le sue foglie che inermi cadono. Sa come attaccarti, cerca il tuo punto debole. Impassibile non cedi, non puoi; non devi permetterlo. Fai le tue mosse, studi l’avversario. Non mostrare cedimenti, emozioni, è la regola. Resisti, è un imperativo. Muovi le tue pedine. Ed eccola la luce, riflessa da speranza. Occhi incrociano altri occhi. Non parlano, eppur comunicano. Piccoli ruscelli sulle colline del volto, consapevolezza; Tutto è cambiato, ogni cosa nota appare diversa, come nuova; Rinascita. Un tempo nuovo che puoi prendere in mano e plasmare. Leggerezza di un volo senz’ali, seduto su una nuvola soffice dipinta a pastelli. Da qui la vita è diversa, da riscoprire. Osservi la linea sottile dell’orizzonte al tramonto. E sogni; sogni ad occhi chiusi mentre, come un funambolo tra espressioni di meraviglia miste a paura di chi assiste, percorri quella fune tesa così fina. Sarà il tuo percorso, mentre a braccia aperte come ali di gabbiano mantieni l’equilibrio, passo dopo passo; Vedrai i nostri volti, distogliere a tratti lo sguardo protetto dalle mani mentre il respiro si ferma, quasi per paura che possa far vibrare quel cavo d’acciaio. Sarà il silenzio, non serviranno parole. Sarà l’attesa. Sarà un lungo applauso del pubblico pagante, quando tutto sarà finito; quando tornerai come sempre a terra da noi… Sarà la vittoria, sarà l’inizio del presente che diverrà futuro. Saranno occhi lucidi di emozione…




Diario di Viaggio, dal #334 giorno… – Rincorse

8 01 2011

Rincorse. Veloci ed irregolari. Rumore di passi che non esistono eppure eccoli lì. Rimbombano nell’aria ancora fresca che scuote le foglie. Mentre col naso all’insù si cerca quello spicchio di luna seminascosto da nubi ancora presenti dentro e fuori. Tempo nuovo e tempo vecchio, il mescolarsi continuo di suoni e dimensioni. Impercettibili al tacco, eppure sfiorano i sensi. Ci sono e sono là. Basta voltarsi. Guarda… Dove andranno mai a finire? Dove si nasconderanno? E perché a volte ritornano da noi se prima non fanno che correre via da qui? Lo chiedi ai pensieri, ma loro non rispondono… Eppure son qui…




…Discorso di fine anno? – #326 giorno.

31 12 2010

happy-new-year-2011Lo voglio fare pure io il messaggio di fine anno!. Mi prendo questa libertà… per salutare un ulteriore anno che, ormai agli sgoccioli, sta per lasciarci. Poche ore. E’ quanto ci separa dall’ignoto. Da un futuro che tutti speriamo sia migliore sotto ogni punto di vista. Chi per lavoro, chi per l’amore, chi per questo o quello. Domande, ricerca di risposte; arriveranno? Le otterremo mai?. Non è dato sapere. Forse non importa. Se tutto fosse prevedibile e già scritto probabilmente non avrebbe più senso niente. Ottimismo o pessimismo? Qualsiasi sia il punto di vista e le aspettative di ognuno di noi, Vorrei che almeno una stella in più potesse illuminarsi d’immenso, a misura di ciò che portiamo in fondo al cuore. Vorrei tante cose, per me e per gli altri, molte delle quali resteranno segrete e silenziose per sempre, come giusto che sia, o non potrebbero realizzarsi!. Così almeno si dice. Lascerò dietro me ombre senza rimpianti, e forme di cui invece sento ogni giorno più nostalgia. Ricordi, astratti e tattili. Battiti che non si dimenticano. Respiri rimasti lì, in posti che si portano dentro e che chissà se rivedrò mai. L’ultima nota del 2010. 31 dicembre, ore 17.30 circa. Un foglio di carta scritto velocemente, sporcato con inchiostro correndo sul bianco con una penna a sfera e poi ribattuto. Accartocciato e gettato, infine. Gettato via, verrà dimenticato presto, o tardi. Presto o tardi, come questo 2010. Cercherò di non guardare troppo indietro. Il passato sta lasciando posto al presente. E poi, ad ore, al futuro. Buon 2011…




Diario di Viaggio, dal #318 giorno – Natale ’10

23 12 2010

nataleguerraHi dear, cominciano tutte così le lettere dal fronte. Altri giorni, settimane, non lo so più quanto tempo è trascorso dal freddo febbraio; siamo tornati in questa maledetta buca. Lungo corridoio per l’inferno. Silenzioso e rumoroso quanto basta. Poco tempo per parlare, bisogna stare attenti con gli occhi puntati laggiù dove i lampi somigliano sempre più ai prossimi fuochi di festa per l’anno che verrà.  Qui nessuno può dire o sapere. Nessuno ha risposte per le mie domande. Tutti gli sguardi sono uguali e privi di vita. Quella vita dai segni forti e decisi. Siamo tutti fratelli. Così dice il tenente. Ognuno guardi l’altro e ne abbia attenzione. Copertura continua. Siamo stati ormai di nuovo aviotrasportati quaggiù, settimane orsono. Consapevoli del tempo che trascorreremo. Alcuni di noi mandano polaroid dal fronte, berretti natalizi sul capo e sorrisi sforzati. Stato di calma apparente. Possiamo scrivere poco, qui la luce sembra non essere mai abbastanza nemmeno se con una mano tieni il lumino a petrolio mentre con l’altra reggi la penna e tracci parole che arriveranno lontane. Attendiamo novità dal comando generale. Per ora sembra tutto immobile e fermo. I fumi dei fuochi all’orizzonte stanno cessando. Un giorno di questi dicono che sceglieranno il piano da adottare. Sapremo come muoverci. Per ora aspettiamo. Probabilmente è questa stessa attesa che logora più di ogni consapevolezza per il prossimo futuro ormai alle porte. Alle porte di cosa? Dei sogni forse? Alle porte di una dimensione ancora ignota. Dei desideri che si ripongono sotto l’albero per questa fine d’anno. Hey, qui non ci facciamo mancare nulla. Coi compagni di battaglia, con quelli della XV° Brigata-Avio abbiamo deciso di fare l’albero… Là sotto, proprio vicino all’entrata del tunnel scavato di riparo. Beh non è proprio un albero. E’ un tronco con dei rami, ormai secchi… Qui quest’anno ha fatto un po’ più freddo, e ha spruzzato un po’ di neve, si, per poche ore, niente di che, ma… è un segnale, come a Febbraio. Ad ogni modo, beh, abbiamo deciso di appendere qua e là sui rami secchi e rigidi delle palle di carta. Fogli; fogli in cui ogniuno ha scritto un proprio sogno o desiderio. Poi ogniuno ha accartocciato tutto, per bene, e legato li sopra con pezzetti di spago. Ehy, è il nostro albero in un certo senso no? Vale lo stesso. I rumori dei camion e dei fuoristrada militari che passano e rientrano al campo base distraggono i miei pensieri e la voglia di scrivere. Immaginare. Evadere dalla realtà almeno per un po’. Aspettiamo. Restiamo qui. Per ora. Quanto non so. Per ora. Aspettiamo, non molliamo, ormai penso siamo pronti ad ogni futura evenienza. Come a Febbraio. Resistiamo… Buon Natale… a tutti quelli in un certo senso distaccati da questo periodo e persi nei propri pensieri. A tutti quelli che in un certo qual modo sono con la testa altrove. A tutti quelli che nella vita vivono una missione pressoché invisibile… agli occhi altrui… Ci muoviamo. Incolonnati, muoviamo verso Nord… nuova postazione, nuovo campo… Dalle coordinate sembra una zona tranquilla. Almeno per qualche tempo siamo coperti…




…I miei primi 31… Grazie a tutti Voi…

20 12 2010

TortaCompleanno…Svegliarsi col telefonino sul comodino che tra un dlin dlon e l’altro mi ricorda che questo è un giorno diverso. Notifiche, messaggi, parole d’auguri di amici, tanti, vicini e non, di vecchia data e recenti. Amici, bloggers, appassionati fotografi, “facebookkiani”… e chissà quanti altri! Messaggi, d’affetto ed amicizia… che rendono queste prime ore dei miei “primi 31” diverse dal solito.  Così come un tempo mi metto qui, scrivo, e curioso leggo ogni parola, associata ad una fotina e penso a quante cose sono diverse in questo finale d’anno. Succede quando il comple cade più o meno a Natale! Già, un altro anno che volge al termine, altri mesi che se ne vanno via per sempre e che a modo loro hanno dato o tolto qualcosa… Situazioni, vissute ed affrontate, più o meno serene, facili o difficili. Un 2010 che ha portato anche cose brutte per me, ma che in qualche modo sono state rese meno difficili grazie alla vicinanza di molti di voi… Tra una risata e una cavolata la mia arte del cazzeggiare non cambierà, e ciò mi rende davvero felice. Uno in più, così come recita la canzone, è solo un numero alla fine perché le persone non cambiano in base ad un altro foglio stracciato dal calendario appeso alla parete… Si cresce, si matura, ci si arricchisce di quel qualcosa che gli altri che ti sono intorno sanno donarti… Con la loro esperienza,  il loro affetto dunque, e la loro capacità di esserti vicini con un sorriso in un qualsiasi momento. Tutto questo sommato alla commozione di mia mamma stamani nel farmi gli auguri, non hanno davvero prezzo… Intanto che scrivo il mio BB qui continua a suonare di notifiche Facebook… e ad ogni lettura corrisponde un mio sorriso… Grazie a tutti… ma proprio a tutti che state rendendo questa giornata colorata nonostante il grigio cielo su Roma… Wow, sono riuscito a scrivere queste righe prima di commuovermi! Il mio breve discorso per i 31… Vi voglio bene amici!




Diario di Viaggio, dal #294 giorno – Il senso

29 11 2010

…Spazza via le rimanenti foglie cadute nella notte ormai esanime sul viale. Passi silenziosi le schivano mentre è il vento l’unica carezza che incontrano.  Passi accorti o distaccati, lenti, silenziosi o indispettiti quasi, fanno finta di non vedere. Non vorrebbero almeno. Luminarie già accese preannunciano l’immediato futuro.  Ultimi ritocchi nei quartieri, piccoli vortici che ti prendono, ti portano dentro con sé, che lo si voglia oppure no. Difficile mantenere il giusto distacco da tutto ciò; difficile, non impossibile. Si cerca negli angoli delle vie qualcosa, qualcuno, dimostrazione che tutto questo volermi allontanare non riguarda solo me. Figure, volti, anime e forme, sfuggenti, veloci, irrequiete, forse disturbate da tanto falso calore in una stagione di pioggia freddi giorni. Volti seminascosti per non vedere, tutto ciò non mi riguarda in fondo. Non più. Un tempo forse in cui tutto appariva diverso. Il senso delle cose. Il senso. Cosa è il senso. Una direzione, un significato, un’immaginare personale. Grida, schiamazzi di giovani anime in fondo alla via. I mortaletti che iniziano a scandire il calare della sera. Le prime bancarelle piazzate qua e là. Accompagna per mano il vento, volantini trascinati via con scritte ormai scolorite. Tutto invecchia, perfino il passato. S’arricciano le pagine, con le loro pieghe messe li a segno per non dimenticare. Rudimentali segnalibri che riportano la mente altrove in tempi ormai segreti.




Diario di Viaggio, dal #281 giorno – Venti di guerra.

16 11 2010

…Mentre cadono le ultime foglie dagli alberi ormai ingialliti con la stagione, il ragazzo leggeva seduto su quella panchina la lettera di comunicazione appena giunta dal comando. Una brezza leggera d’un pomeriggio che fino ad allora era stato piuttosto uggioso, muoveva ora il lembo del foglio che stretto tra le mani si lasciava decifrare. Attorno, la solita vita, persone, via vai, voci, grida, la città che respira. Nuvole nere che lasciano trapassare timidi raggi. Perfetta mimetizzazione di venti di guerra. Aldilà, sulle linee di volo della base i primi cargo erano già pronti al rullaggio. Merci e armi, munizioni, tutto già carico dalle prime ore dell’alba. Aerei dalle grandi macchie, così li chiamavano ormai amichevolmente i militari. Era un via vai di gente a piedi, zaini in spalla, pesanti e gonfi, uniformi scure, quel plotone che mesi fa aveva visto il rientro in patria come una sorta di vittoria in quella che fu la grande guerra. Strano. Ognuno di loro sapeva di essere un sopravvissuto, sapeva che tutto era finito, ma che in realtà niente ha una fine, nulla. Non sembravano sorpresi, dunque, di fronte quelle righe dettate dal comando di appartenenza. Sapevano che sarebbero tornati laggiù. Al fronte. “Una missione di assestamento territoriale”, “Stabilizzazione del comando” – “Occorre respingere alcuni insorti nel territorio di confine”… Ufficialmente i motivi dovevano essere questi. O almeno, ufficiosamente. Tutti quegli uomini sapevano che in questi mesi il nemico s’era potuto riorganizzare con mezzi e difese. Sapevano cosa li attendeva. Venti di guerra. 281 giorni guardando al sole che tramonta, contando i giorni. Le albe, con una X sul muro, calendario informale d’un tempo che se ne va. Mesi andati, lasciati alle spalle, come il peso di quell’equipaggiamento addosso. Il rumore dei passi accompagnava il giovane verso quella fontana. Stringeva forte ancora la lettera nella mano destra. Il volto specchiato nell’acqua ferma come uno specchio lasciava intravedere il suo aspetto. Si accorse che in fondo, non molto era cambiato. Che immagine ha la libertà? Quale l’aspetto della serenità? Gli occhi erano gli stessi, quelli profondi ma dai riflessi veloci, pronti a dare reazione sulle linee nemiche. Una goccia, caduta nella fontana creò cerchi concentrici in quello specchio dove il mondo autunnale si stava facendo bello. Una foglia, un’altra tra quelle che la brezza continuava a far cadere solcò le acque. Una fantasia di ragazzino la assomigliò ad una barchetta. Di quelle di carta, di quelle che i papà creano ai propri piccoli per farli giocare. Quella barca adesso distoglieva la mente dal presente. Sospinta sulla superficie liscia e naturale, avanzava con forza. Ora è tutto pronto. Eppure non s’è fatto niente. I primi aerei con il loro ronzio rullano sulla pista, staccando da terra. Lentamente scende la sera nei giorni più corti. L’oscurità copre ogni cosa, probabilmente questo in cuor suo è l’unico aspetto positivo al momento. Ora che tutto ciò che sente addosso, non sono le ferite di quelle battaglie vissute. Né quei tagli che come lame improvvisate, fogli di carta tesa, avevano provocato ferimenti. E’ il fischio incessante di venti di guerra…a fare più male…




…Metro PhotoChallenge – Le mie foto in concorso…! Votate!

15 11 2010

Metro PhotoChallenge 2010E’ con grande piacere che pubblico la gallery con alcuni miei scatti attualmente in concorso per una selezione a livello globale… Come saprete, una delle mie passioni è la fotografia, e per quanti di voi hanno sfogliato e letto le mie pagine, è noto quanto la fotografia rappresenti per me un modo unico nel suo genere di fermare il tempo e con esso la vita stessa in un’ immagine. Ho deciso così di partecipare con voglia di mettermi in gioco a questa selezione, e chissà!

Di seguito, il link alla galleria fotografica con gli scatti  in concorso. Qualora lo vogliate, potrete esprimere la Vostra preferenza con un semplice click! Un grazie in anticipo a quanti di voi vorranno dare il proprio contributo!

Clicca qui per votare!




IV Novembre – Il mio pensiero a chi…

8 11 2010

Giorni di festa, di riconoscenza, di meraviglia, per chi non ha mai avuto forse modo di entrare a contatto con quel mondo che si vede magari solo in tv. Un mondo che lavora per il nostro Paese, con i suoi uomini, donne, mezzi, tecnologie. Un qualcosa che non esiste solo a difesa, né per attaccare, ma per aiutare. E così mi ritrovo a passeggiare tra stand dove esperti del settore dei Carabinieri ad esempio, spiegano alla gente comune in che modo possono intervenire per salvataggi, piuttosto che per tutelare l’ambiente, o per recuperare beni archeologici trafugati o contraffatti. Finanzieri che altresì offrono lumi su quante merci alimentari vengono tolte dal mercato per il nostro bene, il bene di noi consumatori, evitando così che qualcosa possa nuocere alla nostra salute. Fino ad arrivare ai corpi d’armata per eccellenza, Marina Militare, Esercito, Aeronautica e quant’altri…

Io che come un bambino incuriosito da quel mondo da sempre, tocco con mano un Amx… che emozione… un caccia bombardiere anche se per pochi minuti tutto mio!!! Provare il brivido di essere un top gun, toccarne i comandi, salendo a bordo. 4 giorni di festeggiamenti, ma ancor di più di avvicinamento e coesione.  Un anniversario quest’anno che cade in un’altra ricorrenza, i 150° dell’unità d’Italia. Noi che nel Tricolore dunque, dovremmo vedere ora più che mai questo: unità. Senza distinzioni, senza spaccature, senza odio alcuno. Tre colori uniti per un solo ideale. Quello di un popolo intero che nei suoi valori si riconosce… Ed osservare i piccoli che accompagnati dai loro genitori, famiglie intere che si rispecchiano in tutto ciò, non fa che accrescere in me l’idea che questo pensiero deve essere trasmesso alle generazioni future. Un grazie, dunque, mi sento di rivolgerlo a chi ogni giorno mette a rischio la propria vita per contribuire a qualcosa di migliore, fine raggiungibile non necessariamente con l’uso della forza e delle armi, ma con dedizione, impegno e solidarietà. A tutti coloro che operano nei teatri di conflitti,  in zone devastate da eventi climatici, paesi poveri dove regna fame e malattie. A chi interviene, e porta soccorso, crea infrastrutture, cura sul campo; a tutti voi, il mio personale Grazie di esistere…




Diario di Viaggio, dal #258 giorno – Tutto scorre

24 10 2010

Tutto scorre. Scorre l’asfalto visto dal finestrino, il tempo, col suo potere di far cadere quelle foglie ormai ingiallite lasciando spogli gli alberi. I pensieri, i sogni, i desideri. Le volontà mai realizzate e quelle che vorremmo realizzare. Le nuvole bianche alternare alle nere, quelle più scure. I battiti del cuore. Il suono silenzioso delle ore. Quelle che non passano mai quando dovrebbero e che invece volano quando non vogliamo. I chilometri percorsi un tempo, fotogrammi veloci di quelle vie, paesaggi lontani riposti ormai nella testa come cartoline nella scatola dei ricordi. Fotografie, che riportano ad un evento o un momento. La sfera della penna sul foglio bianco dopo così tanto tempo. Parole veloci e istintive resteranno qui, datate, classificate, manco fossero documenti riservati. Appunti su qualcosa d’astratto, che non si tocca ma c’è, potere dell’aria, dell’etere, di un respiro che senza niente vivrebbe. Fogli che non rileggerò, perché voglio andare solo avanti, inutile guardare dietro. Danza la foglia, danza al ritmo del soffio di vento, si muove solo per un momento. Immobile, poi, come lo sguardo di chi viene rapito stando lì… Seduto, mentre tutto scorre… Voglia di camminare, di andare lontano e poi magari tornare, tornare per restare. C’è un posto in cui ci si può nascondere, un posto che si conosce bene, un posto in cui sparire. Un luogo per riflettere, forse per illudere ancora un po’ il cuore; Tutto scorre e tutto è lecito, tutto è scritto. E’ il percorso interiore, che più lo studi più non lo puoi capire. Un fiume in piena che non si sa fermare, impossibile da arginare… Oggi, oggi che tutto scorre…




Diario di Viaggio, dal #232 giorno – Settembre

28 09 2010

Settembre. Una parola. Un mese. Transizione, cambiamento, mutazione. Impercettibili segni nell’aria attorno. Mentre ogni cosa sembra uguale tutto diviene diverso alla vista, all’olfatto, al tatto. Nella foglia raccolta, qualcosa è avvenuto. Corrono i pensieri, vanno veloci giù per i sentieri e per il viottolo che porta al lago. Dove foglie facevano ombra d’estate. Dove il tiepido sole riesce ancora ad arrivare accompagnato quasi tenuto per mano dall’aria più fresca. E’ un cambiamento interiore, è un senso di diversità. Mentre tutta la città corre me ne sto lì fermo cercando di fermare in un’immagine tutto questo. Testimonianza di come la vita passi, e scorra via in ogni secondo segnato da quel movimento rotatorio continuo della lancetta al polso. Un foglio di calendario che voltato verrà stracciato, nuovi numeri, nuovi colori. Numero 9. Nove mesi, nove stati d’animo, nove pensieri, nove battiti anomali del cuore. Nove alberi contati, nove nuvole grandi nel cielo. Nove papere che giocano sull’acqua. Nove ricordi che tornano per primi alla mente davanti ad almeno altri 100. Numeri, cifre, simboli e segni, incisi, reali oppure inesistenti, immaginari. Settembre inizio del percorso. Giornate un po’ più corte, dita che corrono veloci su dei tasti. Lettere, parole, astratti suoni che labbra pronunceranno, giorno per giorno, un testo che nessuno leggerà, o che chiunque farà suo. Un pezzo di carta, spiegazzato malamente, bozza di pensieri mai detti prima… Il suono graffiante della mina sulla carta bianca, è ciò che accompagna tutto quanto. L’unico suono che consiglia mentre si scrive, secco e struggente quanto basta, per il mese di Settembre…




Diario di Viaggio, dal #220 giorno – “100 Scatti”

16 09 2010

“100 scatti – L’album”. In realtà solo 99. L’ultimo è lo scatto forse meglio riuscito, quello che resta nella mente racchiuso e prigioniero ma che piacevolmente può essere evocato ogni volta che lo desidero. Lo scatto mancante ma sempre presente. Troppi momenti trascorsi in una sola settimana. E’ tutto ciò che si è condiviso assieme che lascia il segno. Che fa la differenza. Ritrovarsi la sera ad osservare il cielo mentre sulla testa a bassa quota un aereo di linea fischia e solca lo spazio d’azzurro. Pensare a ciò che si è lasciato dietro, a casa, distante quasi 1000km… Riflettere se tutto ciò sia arricchimento interiore, come già fu quando gli stessi pensieri nascevano in quella terra straniera in un tempo ormai lontano. Pensieri che lasciavano spazio a sorrisi però, perché tutto questo era ciò che volevo. Lontananza, distacco, tutto ciò che per un po’ ho desiderato. Fuggire da qualcosa  appartenente ad un passato recente che non voglio più. Respirare storia, arte, mare, salsedine, e spazi d’un azzurro infinito, è stato tutto ciò che mi ha permesso di guardare oltre. Ritrovarsi dunque ad osservare quella sottile linea d’orizzonte, tra cielo e mare. Ritrovarsi a sognare senza dormire. Immaginare cosa ci sia aldilà. Fermarsi a farsi domande pur sapendo di non poter trovare tutte le risposte. Lasciare dentro se stessi quell’aria di mistero e di incapacità di capire che forse a volte non guasta. Quelle onde, quelle righe nel mare, mobili, incessanti, modellano la sabbia, gli scogli, la vita di chi da sempre ha la fortuna di esser lì. “100 scatti”, come 100 battiti che incessanti danno il giusto ritmo e tempo alla musica dei pensieri. “100 scatti” con cui ho fissato particolari, dettagli, scorci, qualsiasi cosa che prima di tutto il resto attraversava gli occhi curiosi di chi quei luoghi non li aveva mai visti… E poi il silenzio dei passi, nessuna voce, nessun suono attorno. Solo io e la macchina fotografica, solo io e l’ambiente. Fissando su carta la sera in stanza tutto ciò che agli altri non sapevo né so dire a voce. Parole a tratti confuse forse, eppur ferme di nero su bianco tra pagine rigate di quaderno. Un diario di viaggio, percorsi, tutto ciò che resta di me laggiù… e che porterò sempre dentro.

Ai miei compagni di viaggio…

Sicilia Cartina Percorso

 




…Arrivederci, Roma… Rotolando verso Sud…

4 09 2010

Quando questo primo post comparirà tra le mie pagine del blog sarò già in viaggio da qualche ora, magari a metà percorso chi lo sa. Circa 800 km tutti esclusivamente on the road, nel vero senso, in compagnia di tante persone molte delle quali già conosciute in esperienze simili. Compagni di viaggio, compagni di cose vissute, di emozioni, di grandi posti scoperti assieme. Solo 3 anni fa, e sembra ieri, si partiva tutti assieme per un orizzonte mai visto prima, ma solo immaginato. L’obiettivo di quella missione fu Cracovia, e tutte le altre città della Polonia del sud. Anche in quell’occasione, il viaggio effettuato completamente on-the-road, seppur faticoso ed a tratti “infinito” date le ore di percorrenza, si dimostrò una grande avventura. La vicinanza della gente, le loro storie così diverse e varie, avevano incredibilmente creato un tutt’uno con me e con ciò che mi aspettavo di trovare. Fu una sensazione strana addosso. Come di una piccola grande famiglia in più. Del resto, condividere ogni cosa, per svariati giorni, con persone di ogni età è stato super. Mangiare insieme, ridere, scherzare, raccontare. E fu solo l’inizio. Mi aspetto di trovare le stesse identiche sensazioni anche in questo caso. Stavolta ci terremo nei confini della nostra terra. Da Roma, si partirà alla volta dell’isola… e cioè della Sicilia. Una terra che io personalmente non ho ancora avuto modo mai di conoscere né di esplorare. Scrivo dunque con l’immaginazione pura di chi sogna ad occhi aperti qualcosa che non sa ancora. L’arrivo previsto al campo base di Catania aprirà poi gli sbocchi ogni giorno a tappe di diverse ore nelle più famose città e mete del luogo. Tra queste, sarà prevista un’escursione sul vulcano dell’Etna. Per le altre destinazioni, per ora, mantengo un certo alone di mistero, per non dover così svelare preziosi dettagli che non mancherò di menzionare e descrivere tappa per tappa al mio rientro nella capitale. Lascerò Roma dunque tra poche ore, ma sarà soltanto un arrivederci alla mia città così come già capitato tante volte. L’emozione crescente mi porta a pensare che anche di questa avventura, conserverò poi un ricordo per tutta la vita così come accaduto già in passato. Un anno questo, in cui la voglia di evasione è decisamente tanta, e anche se durerà solo una manciata di giorni sembrerà che il tempo sia infinitamente lungo. Lascerò dietro delusioni, preoccupazioni, problemi di ogni giorno, tutto ciò che di solito prende dentro la sera tra il silenzio di un buon libro e il calore della propria cameretta. Ignorerò tutto quanto è successo finora dai primi mesi di questo 2010. Cancellerò ogni cosa per il momento, e con la mente finalmente libera da tutto mi dedicherò a quel dolce rumore del vento. Quel vento che si sente appena fischiare da un finestrino del bus in corsa sull’autostrada diretto a Sud…In un tempo in cui l’estate sta lentamente ed inesorabilmente sfumando, potrei dire che le mie vacanze più interessanti, iniziano proprio in questi giorni. La mia voglia di raccontare per iscritto, ed attraverso l’arte fotografica, mi porterà a documentare per chi leggerà queste pagine nei giorni a venire, tutto ciò che i miei occhi curiosi ed il mio cuore esploratore vedranno e vivranno nelle prossime ore. Che il reportage e l’avventura abbiano inizio!




Diario di Viaggio, dal #205 giorno – Il tempo dei ricordi

1 09 2010

Il tempo dei ricordi racchiusi come sono in una vecchia scatola di cartone. Legami con qualcosa che fu eppure capaci di lasciare ancora il segno. Vecchi pezzi di carta, fogli di quaderni su cui incise frasi e disegni raccontano di un’ anima che incontrai. Immagini, vecchie fotografie stampate come si faceva una volta. In un tempo in cui ogni cosa è affidata alla tecnologia ed al digitale, fa quasi impressione toccare quelle vecchie polaroid ormai così retrò. Biglietti d’auguri, Biglietti per le festività, scritti da mani mai stanche di stupire e trasmettere. Promesse che il tempo custodisce silenziosamente sfidando se stesso. Scoprire quella scatola e ridare luce a tutto questo, cacciare via il buio che si forma quando tutto è lì dentro chiuso e riposto. Riportare al presente ciò che invece è passato, e poi, restituire al passato ciò che gli appartiene nostro malgrado. Ciò che abbiam ceduto a lui. Ciò che non vorremmo mai mollare ma che inesorabilmente ora, deve restare ancorato lì. Un vecchio relitto in fondo al mare. Dalla superficie non traspare ma c’è. Inghiottito da qualcosa di infinto e d’azzurro. Invecchiato là sotto. Eppure non molla. Si lascia guardare dagli occhi di pochi, racconta ancor di se. Il tempo dei ricordi chiusi lì dentro, in quella vecchia scatola di cartone…




Diario di Viaggio, dal #194 giorno – Pensieri scomposti

20 08 2010

Le cose non dette, piccoli pesi che restano aggrappati con forza ai sogni che al contrario, leggeri cercano di volare via per starsene lassù sospesi. Tra il buio che scende la sera ed accompagna il sonno, l’evasione perfetta della mente dal corpo. Il viaggio infinito e spontaneo in cui l’anima viene proiettata. Parole scritte di getto, tra la frenesia del voler comunicare. Vocaboli che nascono così, e non si sa nemmeno come. Escono e basta, e non importa delle reazioni. Me ne frego. Meglio una cosa scritta quando la voce si interromperebbe soltanto. Resterebbero nient’altro che frasi senza un senso o senza fine, o se con una fine, diversa da come erano inizialmente. C’è confusione, si, ingrediente perfetto per far girare la ruota della vita. Perché non esiste vita che non sia indecisa, confusa, racchiusa e prigioniera. Di chi, di che, perché? Non è dato sapere, o non esisterebbe mistero alcuno. Forse va solo presa così… tra pensieri scomposti, smontati, analizzati uno ad uno. Senza forma senza un motivo. Scrivo per liberarmi di qualcosa… o al contrario, per esser certo che tutto resti, chiuso e racchiuso, conservato e prigioniero… Oggi, solo pensieri scomposti… per qualcosa che fù… e che un giorno, chissà, in un’altra dimensione sarà… Cambio di tempi, passato e futuro, in un presente che latita. Si nasconde. Si camuffa, tra questi maledetti pensieri scomposti…




Diario di Viaggio, dal #189 giorno

15 08 2010

…In quei momenti ti vengono in mente solo i passi. Sono l’unica cosa che ricordi. Istintivamente senti ancora il rumore silenzioso da essi lasciato quando in processione la gente se ne va. Defluisce. Nel rispetto di quel silenzio e di quel luogo nessuno parla, gli occhi non guardano quasi, non sanno parlare, non possono farlo, abbandonati perfino dalle parole più intime e segrete. Lasciati rispettosamente nel loro silenzioso lamento straziante ed agonizzante per una presenza che non esiste più, e sarà per sempre. E chissà se tra quei passi cosi timidi, quasi che sembrano non voler disturbare quel rito, quella situazione creatasi tuo malgrado, non c’eri anche tu… Magari meravigliato, magari dispiaciuto, per tutto quel dolore di chi era raccolto li. Come se tutto il maledetto male presente in questo maledetto mondo fosse a causa solo nostra, degli uomini… Si immaginano tante cose, magari forme astratte che non si sa dire, avvolte di luce o qualcosa di simile. Cose viste in chissà quanti film, magari scene per cui sono scese chissà quante lacrime. C’è un distacco dalla realtà, una voglia di poter volare via almeno per un po’ con la testa, pensare altro, guardare altrove… ma poi si torna giù, noi. Non è un viaggio per tutti. Non ora almeno. Non è concesso farlo da noi, altrimenti tutti vorremmo non lasciarci mai. Tutti vorremmo poter venire, quante volte è capitato? Quante? Quante volte ancora capiterà di pensare che voi non sarete mai più soli adesso, aldilà del cielo o di qualcosa che non si sa come sia… Quante volte ho pensato che forse è stato meglio così? Quali giorni, spesi sdraiato sul prato nel silenzio interminabile dell’estate a contare le nuvole bianche e pacifiche, cercando di sforzare la vista per vedere se qualcosa si muoveva sopra quella soffice schiuma densa e leggera? Ma in quei momenti no, vengono in mente solo i passi, gli ultimi, silenziosi passi…

A chi non c’è più




Diario di Viaggio, dal #185 giorno – Frammenti

11 08 2010

Difficile anche solo immaginare altri rumori diversi da questo silenzio assordante; fu l’unico pensiero che attraversò la sua mente. Se ne stava li, a scrivere, in memoria di quanto vissuto in questa prima fase d’anno. Le onde medie trasmettevano a basso volume, canzoni d’altri tempi eppur piacevoli all’ascolto. Lettere destinate al vento, messaggi immaginari che forse un soffio farà volare via in un batter d’occhio. Un passato che torna alla mente, un trascorso, vissuto sulla pelle. Giorni di trincea nascosto tra il fumo e il fischio dei proiettili. Una calma apparente, ora, a cui resta difficile quasi abituarsi. Sembra di sentire ancora le comunicazioni, veloci, repentine, bollettini di guerra giornaliera, il rullare dei motori, e quel silenzio impetuoso dei passi nel fango. Niente più di tutto questo. Restano fotogrammi già più lontani, anche se non del tutto andati, al passaggio della mano sulla piastrina di metallo appesa al collo…

*** 12 ago 010. L’ordine arriva dall’alto, riformare il plotone, tenersi pronti ad incursione offensiva. Dispaccio dal comando. Pronti all’eventuale imbarco… Chiude comunicazione.

Ancora pochi caratteri digitati abilmente da dita veloci sulla tastiera della macchina da scrivere vecchio stampo; il foglio ripiegato nel rullo si lascia accarezzare dal vento non eccessivamente caldo umido. Il suono del campanello, fine della corsa, il carrello riallineato e poi il rullo che viene ruotato e libera la pagina… Finirà gettato via a terra quasi con rabbia, poco dopo, dalle stesse mani che con cura e delicatezza l’avevano preparato nella vecchia Olivetti… Come quella foglia, che un soffio ha rapito dal suo ramo e che ora corre via, lontano dagli occhi persi chissà dove, tra ricordi e realtà…   Una carezza aggiusta i capelli, il bicchiere sollevato accompagna l’ultimo pensiero prima che lui, intraprenda il cammino di ritorno verso l’interno della casa…




Diario di Viaggio, dal #161 giorno – Il fascino del silenzio…

18 07 2010

Il fascino del silenzio. Il fascino dei passi in strada seppur nel desertico caldo cittadino. E basta un albero, un fusto dalla chioma verde per illuderti che sia tutto più sereno fresco. Passi affaticati eppur passi, c’è del movimento. Sarà lo spostamento prodotto dalle idee, da qualcosa che nasce dentro e vorrebbe solo trovare una via d’uscita nel dire, nel pronunciare, vocaboli imperfetti, distratti ma che sappiano giungere agli occhi lontani mai così desiderati. Messaggi in bottiglia da lanciare lontano, in un mare forse troppo grande per me, ma che potrebbe ospitare i più segreti ed intimi sogni. Inchiostro che il calor del sole mai potrà sbiadire, né cancellare. Onde come fossero immaginarie compagne e conduttrici verso un mondo lontano che nessuno conosce, dove nessuno è mai stato se non durante un passaggio notturno. Una cometa, una freccia veloce scoccata dall’universo e da mondi paralleli. Fuochi artificiali per festeggiare chissà che cosa, o dove… e poi, poi l’esplosione finale, bagliore che accende per un frammento infinitesimale di tempo il buio della notte. L’atto finale di qualcosa vissuto interiormente tra i nostri sentimenti alla velocità massima possibile… Un bruciare nel cielo stesso, un consumarsi totale e senza limite di ogni molecola. Poi nello stesso silenzio, tornare a terra, nella vita di sempre, consapevoli di aver, ancora una volta, sognato…




Origin…

16 07 2010

Origin. Un vocabolo, un inizio, un punto di partenza. Come anni fa. Come il nome di un album di uno dei miei gruppi preferiti della scena musicale mondiale. Una parola semplice e comune da cui ho deciso oggi di riprendere il mio cammino qui. Un cammino fatto di piccoli passi che sono certo, mi porteranno chissà dove. Forse nemmeno troppo lontano, a volte la serenità interiore vera la si trova ad un passo da se stessi. Facendo ciò che ci piace. E allora sia, ricominciare, perché no, o almeno provare. Provo a scrivere quello che il silenzio accaldato di questa torrida estate trasmette. Suggerisce in un linguaggio a me comune che qualcosa bisognerebbe cambiarla. I pensieri sono statici, sembrano sospesi e persi. Non sanno dove andare come palloncini sospinti dal vento debole della bella stagione. Sono in aria, guadagnano quota, ma sembrano conservare una traiettoria no definita, un zigzagare che non sai dove andrà a finire. Ci pensi, te lo chiedi, ma poi li lasci andare, ti accontenti di seguirli con il tuo sguardo sognante. Pensi che in fondo, sì, ci può stare qualcosa ovunque essi vadano. E quei pensieri colorati e sogni ad occhi aperti prima o poi svaniranno tra le nuvole nel cielo. Svaniranno, ma saranno ivi conservati. Piccoli segreti interiori che nessuno può togliere di mezzo. Qualcosa che si può sfogliare e leggere con la fantasia. Origin, perché all’inizio tanti anni fa scrivevo così. Di getto, in modo impetuoso ma calmo, rumoroso ma silenzioso. Perché è così che mi piace. Muovo le dita come una sorta di pianista che ad occhi chiusi ama la sua musica. Una musica fatta di note con cui vorrebbe scuotere il mondo. Sapendo però, che l’unica cosa che potrà vibrare sono le palpebre nel mentre una lacrima scende inarrestabile…




Diario di Viaggio, dal #155 giorno

12 07 2010
L’ordine inaspettato arrivò. Quella comunicazione che tutti aspettavamo. Una voce distorta e gracchiante gridava che tutto era finito. Un ritiro immediato, repentino. La guerra è finita, si diceva già di postazione in postazione nella buca stretta in cui ormai viviamo da mesi. Un messaggio dell’addetto alle trasmissioni radio cercava conferma ulteriore. Puntualmente, è arrivata. Il nostro battaglione era fuori, fuori traiettoria, fuori campo, fuori da tutto. Over. Finito. Si torna a casa. In mesi in cui tutto era motivo per continuare a combattere oggi tutto termina. Eppure, gli uomini della squadra Alpha45 non sembrano felici. Le situazioni cambiano, e ti cambiano dentro. Ti abitui ad una nuova attualità. Ti abitui ad un nuovo obiettivo. E se tutto ciò di colpo si rivela sbagliato, allora l’ovvia felicità diviene confusione, smarrimento. Veniamo imbarcati, insieme ad altri sopravvissuti. E ai caduti. Sentiamo lo stacco da terra sulla pista di terra battuta del grande uccello d’acciaio… Seduti e silenziosi, senza dire niente, qualcuno ha solo posto per le lacrime. Chissà per cosa poi, se più per i ricordi, o per altro. Le immagini che scorrono come flash sono svariate. Impossibili da elencare. E’ bastato un minuto, un solo istante, una voce ripetitiva e gracchiante su frequenza disturbata. Tra i rumori delle bombe, tra i fischi delle granate, l’ennesima battaglia è finita. E con essa, la guerra… All’atterraggio in terra di patria, verremo ridistribuiti nelle rispettive basi. Si torna a casa, finalmente. Forse… E’ bastato un solo minuto, un clic, ed è terminato anche il 155° giorno…



Diario di Viaggio, dal #151 giorno

9 07 2010
…”Abbattere i ponti”… è stato l’unico ordine che è giunto forte e chiaro via radio. Il resto era un rumore di fondo, più o meno costante, interferenze ambientali le chiamano. Domande disperse nell’etere, richieste di chiarimenti inutili. Nessuna risposta ulteriore dal comando. Chiusi e rannicchiati ancora quaggiù in trincea, sono passati mesi. E’ cambiata la stagione, e pare ancora di ricordare quell’anomala neve caduta quest’anno in città. Al rientro del contingente tutto appariva fuori dal normale. Fiocchi leggeri e silenziosi che rendevano omaggio, carezze bagnate sulla pelle. Ma la guerra non era finita… Era una delle battaglie vinte. Lunghe, distruttive, che hanno lasciato sul campo dei caduti. Ma che hanno anche reso vittoria a degli ideali. Catapultato nell’inferno, poi, ancora, ma non fa più effetto, adesso che si è pronti a tutto. “Stai giù”… “Collegato l’esplosivo?” – “Affermativo”. Fischiano i proiettili nell’oscurità. Parole sparate da distanti confini che vogliono ferire, colpire, uccidere dentro l’anima. Riparati tra i sacchi di sabbia, puntiamo con i “traccianti”… scie luminose che individuano il nostro bersaglio. Ricarico. Primo colpo in canna, si attende l’attimo giusto. Rispondo al fuoco incrociato. Sopravvivere per qualcosa che poi mi attenderà al rientro. Sopravvivere e basta, questo conta. Si apre il fuoco, e intanto, dietro noi, un bagliore accende di giorno la notte. Un sordo boato e poi, silenzio. “Il ponte è brillato, il ponte è brillato”… e nessuno parla più tra noi… Non una parola. E’ caduto, ridotto al nulla… il ponte col passato… Un passato che adesso, non potrà più raggiungermi…



Diario di Viaggio, dal #135 giorno

22 06 2010

Fermo per un minuto, quante cose possono accadere in un minuto? Non ne ho idea. Poche, forse tante. Tantissime. Tantissimi di certo sono le riflessioni che si susseguono. Rincorrono i ricordi. E si rincorrono i bambini giù per la strada. Aspettano che passi il pomeriggio, che il sole si poggi a quella sottile linea laggiù. Laggiù dove gli occhi non sanno arrivare. Laggiù, dove solo la fantasia può riuscire ad arrivare. Ascolto una canzone, note delicate come mani che accarezzano. Sfiorano un viso, delle guance, pelle morbida che sembra così immobile ora. Un minuto. Una manciata di tempo lontano da tutto, non sono qui. Parole che esplodono per poi ricomporsi, magicamente, diversamente, velocemente. A ritroso, in un vortice che assorbe ogni essenza di me, dal quale devo fuggire, devo farlo alla svelta. A ritroso verso qualcosa che non vuol mollarmi, eppure, ogni tempesta ha la sua fine, ogni vortice prima o poi vede calare l’intensità dei suoi venti… Ogni sole che si nasconde dietro nuvole nere, prima o poi, torna a fare capolino. Capita di sentire la stessa sensazione di un tempo, quando per gioco ad occhi chiusi lasciavo andare le dita, le mani. Come un pianista che si concede alla sua musica, alle proprie note. Le mie dita libere di immaginare e di rendere reali pensieri astratti attraverso parole e lettere. Veloci, precise, come se sapessero già cosa voler e dover scrivere. Respiro un solo istante, poi trattengo ogni movimento. Le lascio libere, libere di parlare. Succedeva un tempo ormai lontano. Un tempo mai svanito… Bussa alla porta, una stella cadente che corre veloce giù per la via…




Diario di Viaggio, dal #126 giorno

13 06 2010

Bussare, timidamente, ma con insistenza, cosciente costanza ad una porta al cui retro ci immaginiamo possa rispondere qualcosa o qualcuno capace di darci risposte. Spiegazioni, non risposte, il tempo delle risposte è ormai fuori moda. Spiegarci per esempio, perché tutto questo sole tutto illumina e scalda, tranne ciò che a tratti vorremmo. Il rumore del silenzio, ad esempio, perché fa così rumore? Si continua a bussare, ma sembra nessuno voglia aprire. Nessuna voce, nessun segnale, voltare le spalle e andare via su per la propria strada. Riprendere il percorso, proseguire sui propri passi sapendo di poter contare su qualcuno, ma anche no. Crescente bisogno di certezze, dove certezze non ce ne sono. Mi fermo a pensare, a quando tutto era parte di un tempo migliore, precedente, ormai svanito e dimenticato dalla memoria. Un tempo sospeso, tralasciato in disparte prima, e messo via per sempre poi. Un tempo che ha tradito, beffato, che non s’è lasciato trattenere e che anzi, è fuggito veloce, ha iniziato la sua rincorsa mesi or sono. Corre veloce, come un podista verso il suo traguardo. C’è solo lui, tutto il resto del gruppo è dietro. Quella linea, bianca in terra, è l’unica meta da raggiungere per poi tagliare il nastro. C’è uno stadio intero, che aspetta, applaude, flash continui e infiniti. E’ lui il protagonista, l’unico favorito. Per una corsa a tempo imposta che nessuno può fermare… Chiudo gli occhi un istante soltanto e vedo scorrere davanti a me milioni di parole come non succedeva da tanto tempo. Parole di sogni, visioni e predizioni di qualcosa che verrà o che inesorabilmente è già andato alle spalle. Parole confuse eppur presenti, mostrano una scia luminosa, coda di stella cadente che accende l’oscurità. Parole di confusione, perché così tante e tutte assieme si scontrano, si mescolano e si rendono poi irriconoscibili… Diventano simboli, segni, perfetti geroglifici moderni che rendono vano ogni sforzo di traduzione. Bussare, ancora una volta, a quelle porte così in alto, così lontane, e non trovare segnali di risposta né presenza alcuna… Si torna in trincea, unico punto di riparo, dai proiettili sparati dal nemico quotidiano… #126 giorno… e sembra ieri…




Diario di Viaggio, dal #114 giorno

1 06 2010

“Stairway to heaven”… come il titolo di un film. Gradini, scale che portano verso una fantasia mai immaginata prima. Cielo, oltre le nuvole. Oppure verso il basso, si può scendere. Scendere verso ricordi lontani, o più recenti. O verso ragionamenti, idee, pensieri, che costantemente accompagnano il cammino giornaliero e che mai lasciano il posto a qualcosa che desideriamo. Che vogliamo, e basta. Non ci lasciano, e forse, non vogliamo lo facciano. Per quanto ci si sforzi di desiderarlo a volte non basta. Forse è meglio così, è meglio avvertirne la presenza. Senza essi al nostro fianco, al mio fianco, non saremmo noi. Non sarei io… Gli occhi sono lì, fermi e fissi sui gradini. Granito di un rosso scuro. Uguali, consecutivi, in prospettiva. Quale prospettiva? Sconosciuta. Se non geometrica. Unica certezza. Vedono presenze che per un periodo più presenze non erano. Non qui. Vedono, nel loro silenzio, ciò che è stato fantasia ed immaginazione. Vedono e tacciono, perché certi momenti non possono essere detti, raccontati, narrati e nemmeno capiti. No. Tacciono, semplicemente per non lasciare troppo posto all’emozione che inevitabilmente prenderebbe il sopravvento. Non possono permetterselo. Ora che forse, un bagliore entra dalla finestra. Luce filtrata dalla chioma dell’albero in giardino. Chioma mossa dal vento come capelli che un tempo ricordavo, accarezzavo. Fotogrammi che trasportati via come foglie cadono morbidi attraverso il loro paracadute naturale. Attutiscono la caduta in un silenzio difficilmente percettibile. Sfiorano fili d’erba verde estiva e rigogliosa. Restano nascosti tra essi. Aspettano il crepuscolo per tornare con l’ultima luce del giorno. La chiamano “ora d’oro”. Preziosa, rara, forse unica. Semplicemente, l’ora in cui ci si immerge in qualcosa di immenso. #114 giorno, un altro sole, un altro giorno, e la marcia procede senza soste né ripensamenti. Non ho tempo per quelli. Non più… Lettere dal mio fronte, scritte alla sera su un diario che un giorno rileggerò, forse.




Diario di Viaggio, dal #99 giorno

17 05 2010

…A volte vorremmo che questa fottuta quotidiana guerra personale contro la vita portasse davvero a qualcosa. A volte vorrei che questo messaggio chiuso e prigioniero di questo vetro trasparente…potesse arrivare davvero lontano. Aldilà del mare, del cielo, del tempo, del mondo, di qualsiasi immaginazione. Di qualsiasi cosa. Ho lanciato più lontano che potevo la bottiglia, le onde faranno il resto. Culleranno, spingeranno, giorno e notte, sole e stelle, sereno e nuvoloso, sarà il percorso lento ma costante, occhi che si chiuderanno e poi si riapriranno in attesa di vedere e capire. C’è molto da fare, poco da dire ancora. Continua a piovere, giorno per giorno, è diventato un fiume questo maledetto scavo di trincea. Stiamo accucciati, coperti, mimetizzati, per non farci vedere. Poi, improvvisamente, note di pianoforte. Melodia lontana quasi irreale… Cosa sta succedendo? La sento, è qui. Malinconica musica che sembra parlarmi… Chiudo gli occhi, immagino mani suonare in questo momento. Abilità ed esperienza, e poi, un aliante leggero nel cielo oscurato dalle nuvole. Unica fonte di colore  che spezza in due la ribellione della natura. Lui così lontano già e così in alto. Io, qui, inchiodato a fantasmi che non vanno via… mentre la mano stringe con forza la penna… in attesa che la sfera tracci parole di riflessione… Spettri che quotidianamente allontano ma che tornano a raccontarmi di un tempo che ormai, non c’è più, né sarà. Luci, bagliori, e questa melodia di piano che torna e che odo… Continua ricerca di colori e sfumature da troppo tempo assopite, celate, immagino altri contesti, pace interiore nel cuore… Riprendo il cammino, prima che farà buio… Forse è proprio il buio il problema; La mancanza di luce porta a sognare… a socchiudere gli occhi. Lasciandosi andare, senza pensare, senza freno alcuno. Senza inibizioni. Senza che nessuno ti dica che è ora di svegliarti… e finchè si riesce a sognare…le cose appaiono perfette, sublimi, senza difetti; proprio come la vita che non sarà mai… Giorno 99, il viaggio prosegue




Diario di Viaggio, dal #66 giorno

15 04 2010
Lettera dallo sbarco. Il pianeta così lo chiamerò, appare rosso. Un bagliore nel cielo ha aperto la strada. Incolonnati. Uniti. Senza perdere la posizione. I primi ordini erano chiari. Bentornati al fronte. Un sorriso che tratteneva sibili ed espressioni senza forma. Pochi giorni di stacco. Tranquillità che non poteva certo essere definitiva. Non ancora. C è ancora da fare qui. Il nemico è ancora tra noi. Intorno. Avanti. Camuffato. L ordine è stanarlo. Portarlo fuori dal suo ambiente. Raccolti i feriti, tanti, non resta che attaccare. Nuovi piani nuove armi. Tra la terra di questa trincea si trova il tempo di pregare. E di scrivere. C è un cuore che dice di lottare x tutti loro. Giovani e meno giovani. Un popolo che chiede solo di difendere la propria vita. Lottiamo tutti x la stessa causa. Eserciti alleati che aiutano. Portano viveri. Raccolgono con noi i morti. Riforniscono di coraggio e forze. “Generale chiedo di conferire…” – “Che vuoi ragazzo? Porta il tuo zaino e non pensare. Sta giù. E non pensare. Spara”. “Generale qualcosa non torna… Sembra tutto troppo facile. Teniamo d’ occhio la linea rossa all orizzonte”. “Con quale esperienza parli”. “Nessuna signore. Nessuna…”. “Cosa suggerisci dunque”. “Usiamo i traccianti. Saranno buoni x il buio… Per i momenti in cui il buio circondera tutti noi di paura e solitudine…”. Poi la quiete. Normalità apparente della quale vestirci. Si torna al campo tenda. Si prepara il pranzo. Chiacchiere tra commilitoni. Partita fugace a carte. Qualcuno ricarica le armi. Qualcun altro le pulisce. C’è chi scrive lettere. Lettere dal nuovo fronte…



Diario di Viaggio, dal #64 giorno

13 04 2010

Rispuntano i colori, segnali di silenzio e pace. Diversi da quelli intravisti con difficoltà tra il polverone dei mezzi d’assalto. Colonne di fumo e sabbia nascondevano le differenze agli occhi. Il paesaggio era monocolore, informe, ogni duna, ogni mucchio di terra e fango era uguale al resto. Difficile distinguere le forme dei nemici. Furbizia, velocità; unici due modi per accorgersi di riflessi. Obiettivi puntati contro. Armi, E’ un nemico che sa stare in silenzio, mimetizzarsi, nascondersi dentro noi stessi. Difficile combatterlo. La stanchezza aveva preso il sopravvento in quei giorni e si dava fuori di testa. Mantieni la calma, non pensare, non muoverti, stà giù. Gli unici comandamenti impartiti a gran voce. Immagini che non si possono cancellare, eppure il contingente è rientrato in territorio amico da giorni ormai. Le prossime incursioni sono previste tra settimane; Laggiù non si molla, non c’è territorio da perdere. Tanto si è combattuto per conquistare ciò che ora rappresenta la sottile linea varcata. Quante lettere scritte al vento, sperando che un solo soffio potesse portarle via lontano da lì. Ora sono giunte fino a qui. Qui dove deposte le tute mimetiche e gli armamenti, ci si è abbandonati ad un graduale ritorno alla normalità più semplice nella sua natura. Abitudini, volti, rassicurazioni, carezze. Quanta cura in quei sorrisi, movimenti leggeri e delicati. Dicono sia l’effetto post-temporale. Quella strana ed inspiegabile quiete che non produce alcun rumore. Il sole oggi debole accarezza i primi petali. Fili d’erba si muovono senza esser calpestati da stivali anfibi. Una farfalla plana dolcemente fino a livello terra. Chiudo gli occhi, elimino ogni pensiero, azzero i battiti; Passa un aeroplano, disegna una linea retta nell’azzurro più esteso che ci sia. Sono tornato a vivere… Per ora.




Diario di Viaggio, dal #55 giorno

4 04 2010

Tremano le mani, avvolte dal fumo del caffè. L’odore ha invaso la cucina. Fa compagnia al silenzio circostante…Ultimi piatti da asciugare, poi, aiuteranno i pensieri a trovare la loro giusta dimensione. Zucchero che si scioglie, un sorso dopo l’altro nasconde ciò che si è visto e che la memoria rielabora. Quiete. Festa. Silenzio. Tic tac dell’orologio. Le lancette si inseguono, le ore si stuzzicano. Ruoto il braccialetto di corda colorata al polso. Uno dei tre. Tre fasi, tre ricordi, tre passaggi. Tre periodi diversi, eppur simili. Continuano a stare al loro posto, come fossero irremovibili. Si tende certe volte ad assegnare a simboli od oggetti i nostri ricordi più importanti. Cose che passano, gocce d’acqua che tutte assieme formano la corrente, e trascinano con se stesse quel che capita. Lo specchio nasconde un secondo volto. A volte si appanna, nasconde addirittura l’immagine intera. La trasparenza si offusca, poi torna. Rientro effettuato, atterraggio effettuato, qualcuno aspetta a bordo pista. Festa ed onori del caso. Poi un giorno si ripartirà; Il ritorno è avvenuto. Quel bengala luminoso di segnalazione come da comandi via radio, prima del “nero” dell’etere, ha permesso la localizzazione ed il recupero. Missione compiuta. Si va a casa. Siamo a casa. Welcome back. C’è gente che parte, altri che restano laggiù al fronte, combattono ancora. Laggiù, oltre la linea di confine brillano luci che mai si dimenticheranno. Esplosioni silenziose, mentre te ne stavi li rannicchiato nella tua sera costantemente uguale a tutte le altre divisa tra sentimenti contrastanti tra loro. Erano le ore peggiori. La paura la chiamavi in ogni modo, tranne che col suo nome. Tremano le mani, tremano, mentre il cucchiaino mescola il caffè ancora caldo nella tazza. Il suo profumo, inebria l’atmosfera della cucina…




Diario di Viaggio, dal #53 giorno

2 04 2010

…Un segno sull’elmetto. Una linea. Un giorno, o un’ ora non importa. Un simbolo che illude che tutto sia finito. Si torna a casa, per ora. Le forze alleate sono sbarcate per il recupero. I fischi delle bombe continuano ad animare ciò accompagna il mattino qui nel fango. Ho trovato riparo sotto un vecchio ponte, schiena al muro, unico punto fermo di questo spazio aperto. Poche parole, in cui fisso ciò che resterà. L’ultimo messaggio radio annunciava la tregua, armistizio temporaneo. Si torna a casa. Non so quanto durerà, ma si torna a casa. Le truppe arretrano, nuove disposizioni impongono un cambio di posizione. Non una ritirata, il nemico è ancora lì. Domina il suo territorio. Raccogliamo i caduti, caschi conteggiati ora poggiati su armi a mo’ di croci… Note di un silenzio che una tromba d’ottone intona melodica. Unico metallo prezioso in un mare di miseria e compostezza. Dignità comune. Si torna a casa, si va avanti… a denti stretti passo dopo passo con cadenza di marcia. Esausti, stanchi di ciò che si è stati costetti a vivere e vedere giorno dopo giorno. Chiudo gli occhi. Chiudi gli occhi, non pensare. Non ricordare, per ora… Non vedere. Un nuovo segno sull’elmetto. Sbarcano le truppe, poche ore soltanto, e saremo presto a casa… Lettera dal fronte, 2/4/2010.




Diario di Viaggio, dal #50 giorno

30 03 2010

…Per ogni sole che sorge, un altro muore e lascia spazio al tramonto prima, con le sue ultime sfumature ed al buio della notte poi. Per ogni raggio luminoso che nasce da qualche altra parte del globo qualcun altro perde intensità. Un unico posto, più destini. Percorsi distinti e separati, continuano ad incrociarsi per chi condivide ciò che mai si vorrebbe. Vorrebbe esplodere tutto ciò che si ha dentro, ma nessuno capirebbe, nessuno può. Non chi non ha mai incrociato certi occhi, né udito certe parole, letto espressioni stampate su un volto prima sconosciuto, ora compagno di battaglia. Guerra continua, fatta di piccole lotte e battaglie di trincea. Ultime munizioni, giù al riparo. Tra i rumori delle esplosioni, tenendo ben saldo in testa l’elmetto. Si prende la mira, non si può sprecare nemmeno un colpo. Significherebbe disfatta sicura. Calibrare bene il tiro, prendere la mira, saper dove e chi colpire. Commilitoni decimati, qualcuno se n’è andato per sempre, altri continuano a combattere aldilà della linea gialla. Personale medico che corre, fa ciò che un uomo può. Stai giù, no farti vedere, sta fermo e non respirare. Apnea per non fare rumore. Il nemico avanza, ha capito la trappola, cerca di aggirarla. Piano B… ritirata e poi nuovo fronte. Qualcuno è stato colpito. Rispondi al fuoco, ultimi proiettili… ne mancano un paio… ferma il fuoco, ferma il fuoco… di nuovo silenzio. Rivedi tutto, rielabori ciò che credevi perfetto. Ti muovi in quella buca trascinando le gambe… tremano a tratti e sono immobili poi. Non ti sorreggono più per ora. Ce la farai, devi farcela… Devi. Torna al tuo posto… è l’unico punto sicuro di quel canale di terra in cui stai strisciando per volere di chissà chi… Secondo mese all’inizio… inganni il tempo tracciando una X sul giorno del foglio… nuova tacca sull’elmetto… altra ancora sul fucile… Tra il silenzio e la calma apparente che si registra ora scrivi la tua lettera ai tuoi cari. Ti aspettano a casa, un giorno. Aspettano tue notizie. Quel silenzio è durato troppi giorni e troppe notti. Scrivi la tua lettera, che qualcuno spedirà dal fronte. Parole tra righe storte, quasi illeggibili, la mano trema, non è ancora pronta. Però sai che non puoi permetterti di essere preciso. Scrivi e basta, unico imperativo nella testa. Rimbomba questo imperativo. Devi scrivere. Fallo come viene, non puoi parlare, il nemico ascolta, e ti scoverebbe… Scrivi, con la punta della penna che traccia il foglio candido. No, era candido, in quell’inferno di terra scavata nel campo ora è impolverato… Che importa, continua a scrivere e non pensare… fallo di getto, come chi da’ voce al proprio cuore. Chi vuole dire tutto, quello che non aveva mai detto prima in vita sua. Fallo, continua e non ti fermare. Ogni parola, ogni lettera è un segno di resistenza e vita. Ricordi quando scrissi io per la prima volta? Fu subito finale nazionale… e premio. Adesso tocca a te… Spedisci il tuo rapporto dal tuo fronte… e tieni giù la testa… Fischiano ancora bombe dal cielo… si odono spari e urla… Il personale medico militare corre… qualcuno cade, qualcuno è caduto, ma qualcuno resiste ancora… E’ una guerra fatta di battaglie, ogni vittoria è un territorio… Il periodo al fronte sta per finire…Tu, resisti… e tieni bassa la testa… La truppa ha intercettato una comunicazione dal comando presso il campo base: l’elicottero di recupero sta per essere inviato… “Alpha-Bravo Delta… settore I°… recupero concordato… ripeto, recupero concordato…” diceva la comunicazione a tratti disturbata dalle basse frequenze… Stanno arrivando… tu, tieni bassa la testa e cerca riparo tra i proiettili maledetti del nemico invisibile… Intanto, incroci lo sguardo di chi ha combattuto con te e chi combatte ancora fino all’ultimo… e sai bene che nulla è più né sarà come prima… Fidati di me, tieni bassa la testa…in quella maledetta trincea…